“La Violenza” di Pippo Fava recitato per i ragazzi della “Cordova”. Insegnanti, avvocati e magistrati sul palco

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Un brano de “La Violenza” di Pippo Fava che riproduce un processo penale di mafia, messo in scena da insegnanti, avvocati, esperti e magistrati, proposto agli studenti delle terze classi della Scuola media “Filippo Cordova” nell’ambito del ciclo di seminari di educazione alla legalità, organizzati a partire dal 2012 dall’avvocato Salvatore Pecoraro nell’istituto comprensivo Don Milani.

Sabato mattina, oltre a Totò Pecoraro, hanno partecipato i magistrati Gabriele Paci, Davide Spina e Claudia Pasciuti; gli attori Giorgio Villa, Tony Gangitano e Giovanna Di Mauro; le insegnanti Belinda Castellano e Angela Terrasi; e gli avvocati Giuseppe Giunta, Alfonso Gucciardo e Maria Stella Calabrese. A chiedere che quest’anno il seminario fosse rivolto agli alunni delle terze classi della scuola media “Filippo Cordova”, la dirigente Luigia Maria Emilia Perricone.

Un processo di mafia in cui le stesse vittime, per paura di ritorsioni dei mafiosi, rinunciano a costituirsi parte civile. Una mafia diversa, quella raccontata da Pippo Fava, ma in fondo anche simile a quella dei colletti bianchi più vicina ai giorni nostri.

Dopo lo spettacolo gli esperti si sono confrontati con i ragazzi, rispondendo alle loro domande.

“L’idea di tenere nelle scuole dei seminari sulla legalità, nasce a Palermo nella primavera del 1978 dentro la facoltà di Giurisprudenza”, spiega l’avvocato Pecoraro. “Venne organizzato dal Collettivo degli studenti un ciclo di Seminari che aveva come tema centrale «Il ruolo dell’operatore giuridico nella lotta alla mafia». E’ stato chiaramente un “azzardo”, dettato più dall’incoscienza che dalla consapevolezza di operare in antimafia nella capitale mondiale della mafia”.

Il primo seminario venne tenuto dal Professore Giovanni Scaglione, docente di procedura penale e figlio del giudice Scaglione, ucciso dalla mafia qualche anno prima. “Fu un vero successo e vi parteciparono una cinquantina di studenti”, ricorda lo stesso Pecoraro.

Poi seguirono gli altri seminari, tenuti da giudici (tra i quali Di Lello, Cerami e Conte, che sarebbero diventati poco tempo dopo il nucleo centrale del pool antimafia di Antonino Caponnetto e Giovanni Falcone), professori Universitari (tra cui il prof. Giovanni Tranchina, il prof. Antonio Palazzo e il prof. Pino Arlacchi) e studiosi del calibro di Umberto Santino, del Centro di Documentazione Peppino Impastato, il militante di Democrazia Proletaria ucciso proprio in quel periodo dalla mafia di Cinisi di Tano Badalamenti.

Il risultato più interessante e di sicura utilità generale, che ha avuto quel ciclo di Seminari è stato quello di avere appreso, alcuni anni dopo, che una delle studentesse che frequentarono con interesse il corso e che era figlia di un noto imprenditore mafioso di Villabate, dopo la laurea se n’è andata nel Nord Italia, scegliendo di vivere lontano dalla sua famiglia e dalle dimensioni mafiose del suo gruppo d’origine”.

Proprio sulla scia di quell’esperienza dal 2008 nella Provincia di Caltanissetta l’Avv. Pecoraro insieme al Provveditore agli Studi di allora, Antonio Gruttadauria, organizzarono i Seminari di Educazione alla Legalità per i ragazzi delle scuole medie. “Perchè oggi è opportuno che nelle scuole si debba parlare di legalità, molto più di quanto non sia stato già fatto”.

“Quello che si vuole cercare di trasmettere agli studenti sono i concetti di Legalità e di Volontariato. Un binomio inusuale. Due valori che, però dovrebbero necessariamente camminare insieme, anzi, convergere l’uno verso l’altro e fondersi come la mano destra che si stringe alla mano sinistra, nella consapevolezza di essere parte di uno stesso corpo il cui scopo principale è quello dello star bene”.

“Così, legalità e volontariato solidarietà, umanità e rispetto sono concetti che bisogna esaltare e cercare di trasmettere a tutti. “Non c’è percorso personale senza percorso collettivo…” diceva Benedetto Croce. Oggi la criminalità organizzata è diventata “borghesia mafiosa”, per usare un termine caro ad Umberto Santino. L’ottica “del profitto a tutti i costi” è entrata a far parte del patrimonio culturale dei mafiosi. Il capitale mafioso, provento delle più disparate attività illecite, viene accumulato e poi riciclato (ed utilizzato anche per attività imprenditoriali lecite) per essere successivamente investito nel mondo dei grandi affari. Questo vuol dire che la mafia è sempre al passo coi tempi”.

“Ecco allora che – conclude Pecoraro – per realizzare la sconfitta definitiva della mafia bisogna passare attraverso l’educazione alla legalità, al vivere civile, al rispetto delle leggi ed al sano confronto tra le opinioni contrastanti”.

Già nell’anno scolastico 2012-13 e 2015-16 sono stati coinvolti nel progetto anche gli alunni più giovani ai quali è stato distribuito un questionario-breve adatto alle scuole elementari, dove i seminari sono stati tenuti in primavera.

L’auspicio rimane quello di coinvolgere efficacemente anche le famiglie, i genitori degli alunni, che sempre più sovente risultano inadeguati ad affrontare l’educazione dei loro figli, specie in età adolescenziale.

Questo, in sintesi, l’ambizioso progetto, che è partito dall’Istituto Comprensivo Don Milani.

Adesso si vuole sottoporre il progetto alla Direzione Scolastica Regionale per proporre Il Seminario di Educazione alla Legalità così articolato anche in altre città dell’isola.

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