La politica non è tutto, da Obama un importante messaggio politico e culturale

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spremuta«Non importa cosa succederà, domani sorgerà il sole». Con queste parole cariche di ispirazione biblica sapienziale, il presidente uscente degli Stati Uniti d’America Barack Obama ha voluto lanciare – a qualche ora dall’elezione del suo successore – un importante messaggio culturale e politico. Queste parole, indirettamente, se da un lato riconoscono la grande rilevanza del fattore politica per l’umanità, dall’altro ne segnano il limite. Infatti, dinanzi alla politica contrassegnata dall’alternarsi dei governi e degli statisti, il sorgere sicuro del sole afferma un equilibrio ben più solido e duraturo.

Nella modernità possiamo riscontrare una tendenza alla sacralizzazione della politica che consiste nel conferire un’indole sacra ad alcune entità come lo Stato, il leader politico, il partito, l’etnia, la nazione. Sia prima sia dopo la seconda guerra mondiale, abbiamo esperienze di sacralizzazione della politica – in contesti democratici o totalitari – ovunque nel mondo. Oltre a ciò, la questione della sacralizzazione della politica, anche per le democrazie, si traduce nel desiderio da parte del sistema partitico o statale di definire il fondamento dell’esistenza umana. Si pensi, ad esempio, ad alcune forme di espressione politica nella rivoluzione americana o francese oppure alla degenerazione di tendenze passate come quella social-comunista e nazionalista, e attuali come quella populista tipica delle nostre democrazie. La politica intesa e praticata in modo totalitario, sia nelle dittature sia nelle democrazie, è un sistema che ha la pretesa di rappresentare il “tutto” per il cittadino.

L’ispirazione cristiana per l’azione in politica, ma non solo questa, ha senz’altro la possibilità di avanzare una visione critica nei confronti di un sistema sociale e culturale che presume di configurarsi come il fine assoluto degli uomini. È chiaro che la sfera religiosa vada al di là di ogni tecnica politica, economica, giuridica, sociale e culturale. Nondimeno, quella che può essere definita in ambito cristiano come l’ispirazione evangelica per l’agire politico, contiene una riserva di senso costituita dal fine assoluto del credente che è il riconoscimento del primato di Dio nella propria esistenza e la derivante relazione con il Signore della vita. Di conseguenza, il rapporto intenso fra l’umano e il divino – che per la teologia cristiana è la mistica – si configura come un potenziale limite al travalicamento verso mete non previste dalla natura intrinseca del fattore politica.

L’etica si presenta come il legame fra la dimensione mistica del cristianesimo e la sua rilevanza/influenza politica. La peculiarità specifica dell’etica nel cristianesimo risiede nella potenzialità di essere sempre aperta alla novità delle generazioni umane di ogni tempo. Inoltre, la liberazione sociale e politica è un orizzonte fondamentale della fede cristiana. Dunque, la liberazione umana è un processo a cui devono contribuire i credenti con una specifica caratteristica che dà il senso del limite ad ogni regno politico di questa terra. Comprendiamo, allora, che per avviare una riforma della politica, la società e la cultura attuali hanno anche bisogno di una nuova mediazione produttiva fra vangelo e sfera politica.

Il sogno di una città perfetta e di un’organizzazione istituzionale definitiva è un ideale ingannevole che pone la politica nella frontiera delle cose ultime che non le competono per via della sua natura. Così, la consapevolezza del limite della natura individuale e sociale dell’uomo è il presupposto essenziale per ogni tentativo di riforma politica.

Se stanno davvero in questo modo le cose, dinanzi a qualsiasi esito elettorale – seppur importante come quello per la corsa alla Casa bianca – è opportuno ricordarsi quanto afferma il libro del Qoèlet: «Ciò che è stato è ciò che sarà, ciò che è stato fatto è ciò che si farà. Niente di nuovo sotto il sole».

Rocco Gumina

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