La Sicilia povera e in sottosviluppo permanente. Lo Svimez "molto lontani pure dalla Grecia"

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Il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente.
E’ impietoso il ritratto del Mezzogiorno e della Sicilia fatto dallo Svimez nelle anticipazioni del rapporto sull’economia del Mezzogiorno 2015. Un paese a due velocità in cui la Sicilia rappresenta forse la più pesante zavorra per la crescita con un popolo sempre più povero, costretto a ridurre i consumi di alimenti, vestiario e istruzione. A emigrare oppure lavorare con salari da fame, con il rischio povertà che colpisce il 42% delle famiglie siciliane.  Per il 72% dei lavoratori siciliani, infatti, il reddito medio è uguale o più basso di 12 mila euro all’anno. Un dato che fa il paio con l’enorme numero di famiglie a rischio povertà, ben il 42%.
Nel periodo della crisi, tra il 2008 e il 2014, inoltre, la Sicilia è cresciuta meno della metà della Grecia, altro che Grexit. Al sud crollano investimenti industriali, PIL e consumi. In termini di prodotto interno lordo, il Mezzogiorno negli anni di crisi 2008-2014 ha perso il 13%, circa il doppio del Centro-Nord, la Sicilia ne ha perso il 13,7%. Mentre dal 2001 al 2014 il tasso di crescita cumulato è stato + 15,7% in Germania, +21,4% in Spagna, + 16,3% in Francia, è stato negativo in Grecia, con -1,7%, ma mai quanto il Sud, che, con -9,4% tira giù al ribasso il dato nazionale. Anche il PIL per abitante nel 2014 vede la regione più ricca, il Trentino Alto Adige, con 37.665 euro e la Sicilia con 16.283. La regione più povera è la Calabria, con 15.807 euro.
Crollano gli investimenti al Sud e in particolare quelli dell’industria. A livello settoriale, crollo epocale al Sud degli investimenti dell’industria in senso stretto, ridottisi dal 2008 al 2014 addirittura del 59,3%, oltre tre volte in più rispetto al già pesante calo del Centro-Nord (- 17,1%). Perdono tutti i settori: l’industria, il valore aggiunto è crollato al Sud negli anni 2008 – 2014 cumulativamente del -35%, le costruzioni, -38,7%, i servizi, -6,6%, l’agricoltura perde -6,2%, mentre il Centro-Nord guadagna +0,4%;
Negative al Sud nel 2014 anche le esportazioni, -4,8%, che sono cresciute invece nel Centro-Nord (+3%).
Nel 2014 occupati al Sud come nel 1977 – Il Mezzogiorno tra il 2008 ed il 2014 registra una caduta dell’occupazione del 9%, a fronte del -1,4% del Centro-Nord, oltre sei volte in più.
Nel Sud, dunque, pur essendo presente appena il 26% degli occupati italiani si concentra il 70% delle perdite di posti di lavoro determinate dalla crisi. Il numero degli occupati nel Mezzogiorno torna così a 5,8 milioni, sotto la soglia psicologica dei 6 milioni; il livello più basso almeno dal 1977, anno da cui sono disponibili le serie storiche dell’Istat.
Donne: al Sud lavora solo una giovane su cinque – Le donne continuano a lavorare poco: nel 2014 a fronte di un tasso di occupazione femminile medio del 51% nell’Ue a 28 in età 35-64 anni, il Mezzogiorno è fermo al 20,8%. Tra i 15 e i 34 anni è occupata al Sud solo una donna su 5.
Il tasso di disoccupazione arriva nel 2014 al 20,5% al Sud. In più, rispetto alla media europea del 76%, i giovani diplomati e laureati italiani presentano un tasso di occupazione di oltre 30 punti più basso, pari al 45%. Si inizia a credere che studiare non paghi più con 3 milioni 512mila giovani Neet
Il Sud, con 1,31 figli per ogni donna, sarà interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili, destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni, a fronte di una crescita di 4,6 milioni nel Centro-Nord.
Allarme povertà: una persona su tre a rischio al Sud, una su dieci al Nord. La regione italiana con il più alto rischio di povertà è la Sicilia (41,8%), seguita dalla Campania (37,7%).
A livello di reddito, guadagna meno di 12mila euro annui quasi il 62% dei meridionali, contro il 28,5% del Centro-Nord. Particolarmente pesante la situazione in Sicilia (72%).

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