La scalata del nuovo reggente e il rimprovero a Dell’Asta: “V’abbiju du’ fucilati e vi fazzu fari i caprioli nell’aria”

Il suo ruolo di reggente della famiglia mafiosa di Caltanissetta per gli inquirenti sarebbe determinato anche dalla “stima” che verso di lui nutrivano gli esponenti del sodalizio in stato di detenzione ai quali non faceva mai mancare supporto economico ed assistenza legale, tra questi “il suo padrino di mafia Giovanni Gelsomino e il gelese Giovanni Pollara”. E’ uno dei passaggi dell’ordinanza del Gip Alessandra Maira che ha vagliato l’impianto accusatorio messo in piedi dalla squadra mobile e dalla Dda nei confronti di Carmelo Bontempo, ritenuto il reggente a Caltanissetta e altri sei indagati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsioni e traffico di stupefacenti.

Secondo i magistrati Bontempo avrebbe approfittato dell’assenza di personaggi di particolare spessore criminale nel capoluogo, forte dell’appoggio di Andrea Felice Ciulla (non indagato in questo procedimento, ndr). La caratura di Bontempo emerge dalle carte dell’inchiesta anche attraverso un episodio riferito de relato da Giovanni Puzzanghera (sul cui telefono era installato un trojan che registrava tutto), di un duro faccia a faccia tra Bontempo e Giuseppe Dell’Asta in cui il primo era “in una posizione preminente nei confronti di uno storico esponente di Cosa Nostra nissena”. L’inchiesta avviene quasi in tempo reale e le intercettazioni più significative per acquisire nuove fonti di prova raccontano le conversazioni avvenute tra gli indagati nei primi mesi del 2021.

A inizio aprile Puzzanghera parla con un’altra persona e gli racconta del rimprovero di Bontempo al figlio di Dell’Asta. Uno sguardo di troppo del ragazzo davanti il bar Bella di corso Vittorio Emanuele aveva provocato la sua reazione. Così Puzzanghera riporta all’amico il racconto appreso da Bontempo: si guardia? Dici no. Allura pirchì mi talìi stile carabbuniri dici e poliziottu? Fammi capì? No, ci fa dici … no, i’ ti dicu a tì e u dicu puru a to pa’! Dici, qual’è problema? O ti pari ca nun lu sacciu di cu è ca si figliu! O tu pinsi ca to Pa’ m’avissi ‘mpressionà, non lo so?”.

Giuseppe Dell’Asta interviene in un secondo momento provando a giustificare il figlio con toni remissivi scusandosi per l’accaduto spiegando che era solo un ragazzo e pertanto si era comportato in maniera sconveniente. Ma Bontempo non accetta di soprassedere dicendo “pirchì u sapiti dici ca i’ dici v’abbiju du’ fucilati e vi fazzu fari i caprioli nell’aria”.

Carmelo Antonio Bontempo quando aveva 16 anni fu accusato e poi condannato per l’omicidio del 18enne Walter Maniscalco, avvenuto nel marzo del 1995 a Caltanissetta all’esito di una lite in discoteca. L’1 agosto del 2006 ottenne la scarcerazione con l’indulto ma finì in carcere cinque mesi dopo. Il 25 dicembre dello stesso anno venne arrestato in compagnia di Giovanni Puzzanghera (anche lui raggiunto ieri da misura cautelare) quando furono fermati con 2,7 chili di eroina. Bontempo è poi stato liberato a fine 2011. Per gli investigatori già prima dell’omicidio Maniscalco faceva parte del gruppo di carusi facenti capo al mafioso nisseno Gelsomino Giovanni, attualmente recluso per scontare la pena all’ergastolo poiché condannato per omicidio e associazione mafiosa.

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