La richiesta di aiuto dei commercianti: “Sospendere Imu e Tari, da questa spirale non si salva nessuno”

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Lunghi periodi di chiusura seguiti da aperture a singhiozzo. Difficoltà nel programmare acquisti e magazzino e nel frattempo troppe scadenze di pagamenti, con le banche che iniziano a bussare alle porte. I commercianti di Caltanissetta hanno dovuto abbassare le saracinesche da lunedì dopo la dichiarazione della zona rossa nel capoluogo e a battenti chiusi devono fare i conti con una crisi che investe i settori più colpiti: dall’abbigliamento alla ristorazione. Una crisi lunga un anno non determinata dal recente (e necessario) provvedimento che ha istituito la zona rossa a Caltanissetta. Le nuove restrizioni rischiano però di essere l’ultima goccia prima che il vaso trabocchi. Il centro commerciale naturale Centro Storico avanza all’amministrazione Gambino la richiesta di ridurre o sospendere le tasse comunali, soprattutto Tari e Imu.

“La situazione è complessa e sarà un anno da dimenticare – spiega Antonio Gruttadauria, uno dei soci -. Naturalmente adesso diventa insostenibile e chiediamo aiuto alle istituzioni innanzitutto con i ristori del decreto Sostegni per far  fronte alle spese. Poi chiediamo al nostro sindaco, che ci è stato vicino, di sospendere tutte le tasse comunali tenendo in considerazione soprattutto l’Imu che ha un’incidenza importante per il settore del commercio e poi anche le imposte minori come Tari e Tosap. Siamo in difficoltà, abbiamo avuto un dicembre disastroso, abbiamo lavorato 15 giorni a Gennaio per poi chiudere in concomitanza con i saldi. Adesso siamo di nuovo bloccati. Capiamo la problematica e siamo solidali perché la salute viene al primo posto però chiediamo che le istituzioni ci vengano incontro”.

Il presidente del Ccn Centro Storico, Vincenzo D’Oca, parla di “una spirale verso il basso alla quale nessuno riesce più a sottrarsi. Tutto ciò che accade anche in termini di contabilità si vede a distanza. In centro storico abbiamo superato le 200 unità tra negozi ed esercizi pubblici chiusi. E’ un record in Sicilia”.

Intanto c’è chi segnala che gli istituti di credito iniziano a farsi vivi con notizie poco rassicuranti. Riduzione degli scoperti e “inviti” a riattivare i mutui che le misure emergenziali avevano consentito di sospendere. Perché la crisi tende ad abbattersi sull’anello successivo della catena e può capitare che un imprenditore in crisi di liquidità a causa dei lockdown, se ha sospeso il mutuo, rischia di entrare in un profilo meno sicuro agli occhi delle banche e per avere credito paradossalmente deve indebitarsi di più.

A ciò si aggiunge una dinamica del mercato che è cambiata. Nel primo lockdown le aziende erano state più elastiche nelle forniture. “Quest’anno anche le più blasonate sono in difficoltà e non ci sono venute incontro – spiega Gruttadauria -. Abbiamo fatto gli acquisti un anno prima e ci siamo trovati in difficoltà con i pagamenti nei confronti delle aziende”.

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