La protesta per il cibo al centro accoglienza. Progetto Vita: “Ingiustificata”

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Il Presidente del Consorzio Progetto Vita esprime dei chiarimenti in seguito a un articolo pubblicato sul sito di Radio CL1, dal titolo: “Barricate in via Niscemi. I migranti ospiti del centro: «Cibo scadente»”, che pubblichiamo interamente di seguito a firma del rappresentante legale Marino Biondi.

“Oltre a segnalare degli errori comparsi nell’articolo medesimo (il nostro è un CAS, Centro di Accoglienza Straordinaria), lo scrivente ci tiene a precisare che si è trattato di una protesta ingiustificata da parte di alcuni utenti della nostra struttura, i quali lamentavano alle forze dell’ordine la distribuzione di cibo a loro dire “no buono”.

La protesta che si è verificata in data 05/07/2016, ultimo giorno di Ramadan, periodo particolarmente attenzionato nelle varie strutture gestite dal Consorzio Progetto Vita, ha spinto gli operatori e la responsabile del centro ad allertare immediatamente le forze dell’ordine. Anche questo passaggio importante viene bypassato nell’articolo, passaggio molto utile a comprendere l’attenzione posta dai nostri operatori a ogni situazione riguardante gli utenti del centro di accoglienza.

Le richieste degli ospiti del CAS, senza distinzione di razza o di religione, vengono puntualmente ascoltate e ogni azione intrapresa dal personale avviene esclusivamente nel loro interesse e nella tutela dei loro diritti. Purtroppo, la dedizione di coloro che operano all’interno della struttura non basta a frenare le difficoltà di convivenza degli utenti, che hanno la tendenza a creare “gruppetti” e ad eleggere un leader, che spesso si auto-elegge con atteggiamenti aggressivi e violenti. Nell’articolo si parla di una situazione di malessere, che covava da tempo. Non sappiamo su quale base vengano fatte queste affermazioni…

La protesta ha colto di sorpresa un po’ tutti. In primo luogo, durante il mese sacro ai musulmani, ogni dissidio andrebbe placato. Cosa che non si è verificata: i leader hanno agito con minacce psicologiche (se non avessero aderito alla protesta, avrebbero avuto guai in futuro) e con atteggiamenti violenti e aggressivi nei confronti dei loro stessi connazionali.

In secondo luogo la motivazione della protesta è sembrata ai nostri occhi un bluff. La direzione infatti prima dell’inizio del Ramadan ha riunito in assemblea gli ospiti del centro per redigere di comune accordo il menù, basato su due pasti principali: quello delle 20.00 e quello delle 2.00. Menù redatto nel rispetto delle tradizioni culinarie e religiose degli utenti delle varie nazionalità. Inoltre, sono stati indicati dei rappresentanti con la mansione di controllare la qualità degli alimenti e la conformità religiosa del cibo. Oltre alla frutta e alla verdura di stagione, l’alimento cardine è stato il riso di qualità basmati, di importazione pachistana, accolto dalla totalità degli ospiti. Durante il mese di digiuno, gli operatori della cucina hanno ricevuto il plauso e i complimenti per il menù e per la qualità dei pasti distribuiti.

Allora la protesta non può essere a causa del “cibo scadente”, come viene titolato l’articolo in questione.

Da non sottovalutare il lavoro di monitoraggio e controllo effettuato periodicamente dalla Prefettura di Caltanissetta, la quale dopo le proteste di una esigua minoranza di ospiti ha voluto verificare di persona la qualità del cibo, accertando non solo la conformità dei pasti ma anche la piena soddisfazione degli utenti.

A questo punto non resta che andare alla vera ragione dei disagi e delle proteste. Il filo conduttore è la leadership di uno o più soggetti i quali, pur di attirare l’attenzione mediatica, diventano degli agitatori di massa. Questi “capi” sono soggetti problematici che non rispettano le regole basilari di convivenza civile, rifiutano il regolamento interno, disprezzano le leggi italiane, oltre a mancare di rispetto agli altri ospiti della struttura.

Alla luce della complessità della situazione il tono dell’articolo è parso alquanto riduttivo e finalizzato a mettere in cattiva luce l’operato del Consorzio e del CAS di via Niscemi. Il centro provvede alla segnalazione alle autorità competenti degli utenti che violano il regolamento e che costituiscono un pericolo per operatori e ospiti. Non permetteremo ad una piccola, ma violenta minoranza di richiedenti asilo, di vanificare l’impegno quotidiano che mettiamo nell’espletare il servizio di accoglienza straordinario agli immigrati.

Il Rappresentante Legale

Pietro Marino Biondi

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