La Procura di Caltanissetta smentisce il pentito Avola su via D’Amelio. Il giorno prima era a Catania col braccio rotto

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La procura di Caltanissetta smentisce il pentito catanese Maurizio Avola protagonista del libro del giornalista Michele Santoro “Nient’altro che la verità” in cui svela di essere stato tra gli autori della strage di via D’Amelio. La Dda nissena è intervenuta con un comunicato a poche ore dalla trasmissione televisiva di Enrico Mentana su La 7 in cui Santoro ha presentato il libro in uscita venerdì, proponendo anche alcune video interviste con il pentito ex affiliato del clan Santapaola. Avola aveva parlato del suo coinvolgimento nella strage un anno fa con i magistrati nisseni che oggi dicono di non aver trovato riscontri al suo racconto. Il pool guidato dal procuratore aggiunto Gabriele Paci parla anzi di “rilevanti elementi di segno opposto che inducono a dubitare fortemente tanto della spontaneità quanto della veridicità del suo racconto”. Avola rivela di essere stato uno degli artificieri che ha imbottito la Fiat 126 usata per la strage e l’ultimo ad aver incrociato lo sguardo con Paolo Borsellino in via D’Amelio, prima di dare il segnale per far partire la detonazione. Per svolgere quella missione il killer catanese, auto accusatosi di più di 80 omicidi, sarebbe stato a Palermo già dal 17 luglio. Ma la Procura di Caltanissetta che si è avvalsa del lavoro degli investigatori della DIA smentisce tale possibilità vista “l’accertata presenza di Avola a Catania, addirittura con un braccio ingessato, nella mattina precedente il giorno della strage”.

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