La nuova resistenza: proteggere la Costituzione dei diritti e delle libertà civili da mafie e corruzione

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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sintetizzato in poche parole il senso del 70° anniversario della Liberazione italiana dal nazifascismo nell’Italia di oggi.
Mattarella ha rimarcato che la nostra è una Costituzione vivente.
Una Costituzione che, proprio perché lunga, rigida e positiva, contiene in sé un anticorpo a qualsiasi deriva, non solo autoritaria ma anche istituzionale: il diritto di resistenza qualora ne vengano messi in dubbio i fondamenti.
Mattarella al Teatro Piccolo di Milano ha infatti dichiarato: “Per noi democrazia vuol dire anche battaglia per la legalità. Vuol dire lotta severa contro la corruzione. Vuol dire contrasto aperto contro le mafie e tutte le organizzazioni criminali. Sono una piaga aperta nel corpo del Paese”.
La capacità di resistere alle derive è una qualità che in questa fase Mattarella rinviene nella società civile, nei corpi intermedi, nell’autorganizzazione dei corpi sociali.
“Le istituzioni”, ha continuato, “devono tenere la guardia alta e chiamare a sostegno i tanti cittadini e le associazioni che costituiscono un antidoto di civismo e di solidarietà. Abbiamo una strada non facile davanti a noi. Ma le nostre radici hanno ancora molta linfa. I nostri padri ci hanno dato moltissimo e onorarli, per noi, comporta l’onere di compiere nuovi passi. La festa della Liberazione è un incitamento a tenere la schiena dritta, ad essere fedeli a noi stessi”.
Fedeli a noi stessi, per il Presidente della Repubblica significa riconoscere la comune volontà di diverse culture politiche nel fondare la democrazia sulle basi di un umanesimo dal grande respiro. Non per nulla “L’Italia ripudia la guerra” per la risoluzione di controversie.
“Battersi per un mondo migliore è possibile e giusto, non è vero che siamo imprigionati in un presente irriformabile”. Quella che probabilmente per molti, ed a ragione, è una frase rivolta all’attualità politica e sociale del nostro Paese, probabilmente per Mattarella ha anche un altro significato. Significa che non è l’ossessiva ricerca di modifiche alla Costituzione a garantire le riforme necessarie al Paese, ma piuttosto la capacità di autoriformarsi da parte delle sue Istituzioni, di aprirsi alle energie positive dlela società, a tenere a bada con “la schiena dritta” le rendite di posizione che affogano le speranze e le legittime aspirazioni degli italiani.
E Mattarella è consapevole che la Costituzione italiana e con essa la storia che la sottintende, rappresentano oggi come ieri “cuore e cervello” della Nazione e “linfa vitale” da cui trarre energia per le migliori opere. Dunque non si possono confondere le parti.
“Non c’è equivalenza possibile tra la parte che allora sosteneva gli occupanti nazisti e la parte invece che ha lottato per la pace, l’indipendenza e la libertà. Pietà per i morti, rispetto dovuto a quanti hanno combattuto in coerenza con i propri convincimenti: sono sentimenti che, proprio perché nobili, non devono portare a confondere le cause, né a cristallizzare le divisioni di allora tra gli italiani”.
Quindi il Presidente coniuga con verbo istituzionale il diritto di resistenza, di rivolta (morale).
“La rivolta morale del nostro popolo contro gli errori della guerra, contro le violenze disumane del nazifascismo, contro l’oppressione di un sistema autoritario non è esercizio da affidare saltuariamente alla memoria. Stiamo parlando del fondamento etico della nostra nazione”, e dunque da esso, secondo Mattarella, è possibile ripartire, perché non è solo una storia, o la Storia, ma fondamento etico e quindi “regola” da tutti riconosciuta e tutelata.

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