La neurologia siciliana dopo la pandemia. Se ne parlerà a Linguaglossa nel congresso organizzato dal neurologo Michele Vecchio

Si terrà a Linguaglossa, sulle pendici dell’Etna, presso l’auditorium comunale “Casa San Tommaso”, il Congresso Regionale della Società Italiana di Neurologia durante il quale verranno accesi i riflettori su un problema di grande attualità e cioè “Il futuro della Neurologia Siciliana nella realtà post-pandemica”.

Il dr Michele Maria Vecchio.

Presidente del Congresso il dr Michele Maria Vecchio, coordinatore regionale della Società Italiana di Neurologia, direttore del reparto di neurologia dell’ospedale S. Elia di Caltanissetta nonché direttore del Dipartimento di Medicina dell’Asp 2 di Caltanissetta.

Il Congresso, cui parteciperanno nomi illustri della neurologia siciliana, metterà in luce alcuni aspetti della neurologia che si sono venuti a creare a seguito della pandemia da Corona virus o che si sono accentuati.

Sono tanti gli interrogativi che tutti noi ci poniamo ogni giorno e per ognuno di essi non sempre troviamo risposte chiare ed esaurienti.

Abbiamo intervistato il presidente del congresso, dr Michele Maria Vecchio, e abbiamo voluto frazionare l’intervista nelle varie domande rivoltegli in modo tale che il lettore possa ascoltare, dalla viva voce del noto neurologo, la risposta alla domanda che più è vicina ai suoi dubbi.

I divieti e gli obblighi stanno lasciando spazio a una sempre maggiore libertà che spesso, però, non siamo stati capaci di gestire. Quale sarà il rovescio della medaglia?

Qual è il segno più profondo che la pandemia ha lasciato sui pazienti affetti da malattie neurodegenerative e sino a che punto ha influito negativamente?

La malattia, che spesso si presenta in forma asintomatica consente, a chi ne fosse inconsapevolmente colpito, di andare in giro con il rischio di diffonderla. Questo, a suo parere, può avere influito sul fatto che i contagi stentino a regredire?

Lei, al Congresso, presiederà una lettura magistrale sullo stroke (ictus, ndr) in Sicilia. Cosa dicono i dati in merito?

Come si capisce di essere stati colpiti da un ictus?

Vogliamo ricordare qual è la prima cosa da fare quando ci si accorge di essere stati colpiti da un ictus?

Le risposte del dr Vecchio sicuramente insegnano qualcosa a tutti noi e ci stimolano a essere più attenti a eventuali disturbi che, seppur minimi, dovessero intervenire nella nostra vita quotidiana. Ci riferiamo sia alla malattia da corona virus, che da due anni ha modificato pesantemente le nostre abitudini di vita, sia agli effetti dell’ictus che è la prima causa di disabilità  e la seconda causa di decessi nel mondo. Non possiamo non sottolineare che soltanto un’informazione qualificata ci rende più consapevoli e responsabili aiutandoci a guardare in faccia la realtà e a cercare di porre rimedio ai cosiddetti “incidenti di percorso” cui tutti noi siamo esposti.

 

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