La Miniera di Bosco-Palo e quel disastro ambientale che la Regione ignora

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Un capitolo della relazione della commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti è dedicato alla miniera di Bosco Palo, a Serradifalco. “Quello che si è potuto accertare – e che in qualche modo conferma un classico modus operandi della pubblica amministrazione nel settore in oggetto – è che le autorità regionali si erano limitate nel tempo a conferire reiterati e ridondanti incarichi solo per svolgere indagini preliminari, propedeutiche a effettuare interventi mai realizzati”, ha detto il PM Elena Caruso in audizione. Sulla miniera un’indagine dlela magistratura ha accertato come l’unico elemento di devastante inquinamento non siano i rifiuti radioattivi, che non sono stati trovati, bensì gli 8 mila metri quadrati di Eternit abbandonati alle intemperie.

La miniera nacque negli anni Cinquanta come stabilimento industriale per l’estrazione del salgemma, poi chiusa ufficialmente nel 1986 per esaurimento del giacimento. In quella sede vi era l’obbligo, per la società concessionaria, l’Ispea, di procedere alla bonifica del sito, ma nel 1989 la miniera passava all’ente minerario siciliano, soppresso nel 1999, tornando così alla Regione, assessorato all’industria. Dopo le denunce giornalistiche di inquinamento delle falde, sature di sostanze tossiche radioattive, la procura di Caltanissetta ha effettuato ulteriori verifiche, in particolare rispetto all’asserita maggiore incidenza del tumore polmonare nella provincia di Caltanissetta rispetto ad altre realtà territoriali. E qui la PM, Caruso, conferma alla commissione le risultanze dell’inchiesta della Procura, allora guidata da Sergio Lari.

L’elaborato redatto dal dottor Rosario Tumino del registro tumori di Ragusa e Caltanissetta ipotizzava simili conclusioni. Ebbene, abbiamo conferito un’apposita consulenza epidemiologica e il risultato è che tale elaborato era privo di qualsiasi evidenza scientifica utile a chiarire se effettivamente l’incidenza dei tumori maligni nella zona del Vallone potesse essere messa in relazione causale con i fenomeni di contaminazione ambientale dovuto all’attività estrattiva, allo smaltimento illecito dell’amianto e via discorrendo. Tuttavia, non potendosi escludere l’esigenza di uno studio serio, effettuato da un osservatorio ufficiale della Regione, abbiamo rimesso all’assessorato della salute della Regione siciliana le nostre evidente per le iniziative di competenza”. Da allora non si è saputo più nulla, il silenzio da parte della Regione.

“Abbiamo comunque effettuato a carico della procura della Repubblica una serie di accertamenti per verificare la presenza di radioattività ambientale anomala. I prelievi di campioni di terra, di acqua e di aria hanno assolutamente accertato che non vi è un aumento del livello di radioattività ambientale rispetto al fondo naturale.”

L’unica fonte attiva di inquinamento risulta dunque provenire dalle tonnellate di cemento/amianto, che deriva dal crollo di strutture in cemento armato con coperture in fibra di amianto, divenute un’enorme discarica abusiva a cielo aperto, un disastro ambientale, “che ha formato oggetto del provvedimento del sequestro preventivo”.

A seguito del sequestro, il Gip di Caltanissetta ha ritenuto di imporre la messa in sicurezza e la bonifica del sito e ha ritenuto di convocare periodicamente il custode, quindi l’assessore, nonché il dirigente del dipartimento per seguire il procedere dei lavori.

“La vicenda – conclude la commissione sul punto – è dunque l’ennesima conferma di un’attività amministrativa che diviene efficace solo a seguito dell’intervento della magistratura. Il sistema di sequestrare e affidare in giudiziale custodia imponendo gli obblighi sembra l’unico modo per indurre gli enti competenti alla bonifica delle aree.

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