“La mafia è dunque tragica, forsennata, crudele vocazione alla ricchezza”, così parlò Chinnici

2153

IMG_6142“La mafia è dunque tragica, forsennata, crudele vocazione alla ricchezza”, così parlò Rocco Chinnici in una delle sue ultime interviste a Pippo Fava per “I Siciliani”, dove lanciò anche un appello ai giovani a rifiutare la droga come principale strumento di lotta alla mafia. Una mafia che allora, secondo Chinnici, movimentava, nella sola Palermo, droga per 400 milioni di lire al giorno. 

All’aula magna del Palazzo di Giustizia, organizzata dalla sezione nissena dell’Anm, la cerimonia per ricordare il 31° anniversario dalla morte di Rocco Chinnici, magistrato palermitano dirigente dell’ufficio istruzione, capo del pool che vide i primi passi dei magistrati da lui scelti, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, assassinato dalla mafia davanti il portone del suo stabile in via Pipitone Federico.

Alla cerimonia di stamane hanno preso parte i figli di Rocco Chinnici, Caterina e Giovanni, la prima magistrato di lungo corso, capo della procura per i minori di Caltanissetta, poi dirigente del dipartimento giustizia minorile del Ministero di Grazia e Giustizia e adesso europarlamentare del PD. Il secondo, Giovanni, avvocato del Foro di Palermo. Insieme a loro Fernando Asaro, presidente della ANM di Caltanissetta e Santi Consolo, Procuratore Generale della corte d’Appello.

Nutrita anche la rappresentanza del mondo della giustizia minorile, dal sostituto Procuratore Simona Filoni, alla direttrice dell’istituto Penale Nuccia Miccichè. Con loro il colonnello Pierluigi Sozzo, comandante provinciale della Guardia di Finanza, il capo della Squadra Mobile e vice questore aggiunto, Marzia Giustolisi e il capitano Domenico Dente, comandante della compagnia dei Carabinieri di Caltanissetta.

“Rocco Chinnici – ha detto Caterina Chinnici del padre – era non solo un magistrato di grande spessore, che ha anticipato il cambiamento, ma aveva una grande umanità con i colleghi. Borsellino lo ricorda quando scelse uno per uno i suoi giudici, quelli del pool, incoraggiando a fare un lavoro difficile nella palude che allora circondava il lavoro degli uffici giudiziari di Palermo”.IMG_6137

Una definizione di Borsellino, quella della palude in cui era costretto a lavorare Chinnici, “che dà l’idea della solitudine di mio padre in quegli anni. Ma lui non si tirava indietro”.

Falcone tra i più vicini collaboratori di Chinnici, non aveva figli perché, diceva, “non voleva figli senza un padre”. “Chimici non si percepiva come un morto che camminava, pensava sempre allo svolgimento del suo lavoro, guardando avanti. Sapeva che il rischio era ogni giorno più vicino, acquisendone certezza quando caddero Gaetano Costa e soprattutto il giudice Terranova e il prefetto Dalla Chiesa. Quando morì Dalla Chiesa qualcuno disse che era stata preparata la morte di Chinnici”.

“Attentati a persone che stavano lavorando veramente per la legalità e per constatare fenomeno mafioso”, ha detto ancora la Chinnici.

“Quando uccisero Dalla Chiesa, mio padre negli occhi ebbe la certezza che toccava a lui. Eppure ha continuato”. “Allora, lavorare in quel contesto, non era per visibilità e carriera ma significava rimanere isolati”, ha concluso Caterina Chinnici nell’intervento finale della cerimonia.

Un isolamento da parte di quella “Palermo bene”, potente, con ramificazioni anche nella magistratura, se è vero, come è vero, ciò che racconta Roberto Scarpinato, oggi procuratore generale a Palermo, in riferimento ai diari di Rocco Chinnici, in cui l’istruttore del maxi processo affidava a futura memoria le pressioni, quasi i rimproveri, del presidente della prima sezione della Corte d’Appello di Palermo, contro gli accertamenti bancari e finanziari che stavano effettuando nell’ufficio di Chinnici e in particolare ad opera di Giovanni Falcone, che andava fermato.IMG_6144IMG_6150

Alla cerimonia di oggi ha partecipato l’associazione italian dottori commercialisti che on una nutrita rappresentanza, guidata dal presidente Massimo Bellomo, ha fatto dono al Palazzo di Giustizia, di un’opera di Loris Viviano.

L’opera è una grande agenda rossa, ferma alla data del 19 luglio, in cui compare un disegno di numerose piovre, immortalate, ferme, non si capisce se vive o morte, ma certamente a simboleggiare lo spazio di strada ancora mancante per la ricerca della verità.

IMG_6161 IMG_6157 IMG_6154 IMG_6135

 

Commenta su Facebook