La madre di Gaia e Maria Sofia: “Le ho soffocate”. Lo psicologo: “Traumi emotivi provocano gli stessi danni al cervello di quelli fisici”

2079

“Ho ucciso le mie figlie per salvarle, avevo paura che mio marito me le portasse via. Ho dovuto farlo”. E’ una lucida follia quella di Giuseppa Savatta, l’insegnante gelese che ieri ha ucciso nella sua abitazione di Gela le due figlie di 9 e 7 anni, Maria Sofia e Gaia.

“Le mie due bambine, le ho soffocate con le mie mani. La candeggina serviva a me per farla finita”. E’ quanto avrebbe detto ai magistrati Giusi Savatta, l’insegnante di Gela accusata del duplice omicidio delle sue figlie di 9 e 7 anni, Maria Sofia e Gaia. Lo ha fatto durante l’interrogatorio svoltosi questa mattina all’ospedale di Gela, davanti al procuratore Fernando Asaro e il pm Monia Di Marco.

Il gesto è scaturito dalla paura che il marito, l’ingegnere Vincenzo Trainito, la lasciasse. L’uomo, ascoltato dai magistrati, ha ammesso che negli ultimi tempi si era parlato di separazione, un’ipotesi che la donna non accettava.

“Ero – ha affermato – molto preoccupata per loro”. Intanto, dopo la notifica dell’arresto, è stata fissata per domani la convalida davanti al Gip Lirio Conti. La donna è assistita dall’avvocato Pietro Pistone.

Si cataloga spesso come depressione, la ragione al fondo della quale trovare una motivazione a gesti contro natura. E’ spesso un’analisi poco più che giornalistica per spiegare meccanismi molto più complessi.

Abbiamo chiesto ad uno studioso della mente umana, il dott. Pietro Cavaleri, psicologo e psicoterapeuta, una chiave di lettura per comprendere. Anche se “dare una spiegazione è molto difficile”, ammette lo stesso Cavaleri, perchè “i fattori sono molteplici”. Alla base va considerato che il cervello umano può subire danni funzionali da traumi fisici, come ad esempio l’essere colpiti da una scheggia di una bomba in guerra, al pari di quelli emotivi.

lo psicologo Piero Cavaleri
lo psicologo Piero Cavaleri

“Per una chiave di lettura – spiega Cavaleri – è importante concepire e pensare alla mente come ad una funzione che ha come obiettivo quello mettere insieme molteplici presenze della nostra vita. La vita è caratterizzata da molteplici stimoli, elementi e obiettivi e la mente mette insieme tutto questo, dando una forma dotata di senso”.

“Quando subiamo un trauma fisico, come un trauma cranico dovuto a una situazione di guerra ad esempio, e al pari quando viviamo un trauma emotivo, il nostro cervello, da cui scaturisce la mente, può essere reso disfunzionale nelle sue capacità, neutralizzato. Esistono nel cervello parti diverse che gestiscono emozioni, razionalità etc.. basta un trauma emotivo per rendere disfunzionali queste capacità del cervello e le emozioni finiscono per travolgerci e la razionalità finisce per essere inibita”.

“Questa signora – spiega ancora Cavaleri – aveva perso il padre con un suicidio, era un insegnante, una moglie e una madre. Il cervello quando viene traumatizzato perde la capacità di mettere insieme ruoli, obiettivi e finalità che fanno parte della quotidianità. A quel punto basta una cosa che provoca stress che immediatamente l’emotività travolge la mente e la presenza di un figlio può sembrare un ostacolo enorme e ciò che sembra assurdo e contro natura, ad una mente così traumatizzata, diventa possibile, l’acting aut diventa irreprimibile”.

Una mente “normale” valuta le conseguenze di un gesto nel tempo. Una mente travolta dalle emozioni no “Vivere un’emozione e agirla diventa un tutt’uno perchè la capacità di vedere gli eventi nel tempo viene persa. Un’azione subito la traduco in atto, anche se quest’atto è la soppressione del frutto delle proprie viscere. E’ una cosa disumana”.

Commenta su Facebook