“La Leishmaniosi animale e umana”: all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta esperti a confronto

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“La Leishmaniosi animale e umana, sorveglianza e controllo” è questo il titolo di un convegno organizzato nella sala congressi dell’ospedale Sant’Elia. La Leishmaniosi particolarmente diffusa tra i cani, raramente viene contagiata all’uomo dall’insetto ma diversi sono i casi registrati in provincia. Nel corso del congresso si è anche evidenziato che il cane non è mai contagioso per l’uomo e sono state sottolineate le diverse strategie per contenere il fenomeno comunque in aumento.

“In questi ultimi tempi si è avuta una diffusione della malattia – spiega Luigi Farruggia, direttore del Dipartimento Prevenzione Veterinaria dell’Asp di Caltanissetta – fino a poco tempo fa si pensava che il serbatoio fosse esclusivamente il cane. Studi recenti invece ci hanno fatto acquisire elementi per potere dire che oltre al cane ci sono altri esseri viventi, compreso l’uomo, che fungono da serbatoio per questa malattia. L’aumento della temperatura favorisce l’arrivo di zanzare, pappataci, e quindi una maggiore possibilità di diffusione nell’uomo. E allora cosa bisogna fare. Intanto non guardare il cane con diffidenza perché la zanzara pungendo il cane elimina il rischio per l’uomo.Guardiamoli come quelli che si sono beccati la malattia al posto nostro. Un’accortezza è quella di utilizzare dei sistemi di disinfezione degli ambienti per evitare che vi siano zanzare, pappataci e quant’altro. Evitare accumuli di spazzatura perché favoriscono la permanenza di zanzara e se la zanzara veicola la malattia la trasmette pungendo la persona. Un altro elemento è che è più frequente l’infezione nelle zone rurali che in quelle cittadine. Quindi cosa fare? Migliorare le condizioni delle nostre mura, gli anfratti, le fessure, perché lì vanno ad annidarsi i flebotomi. E’ una malattia che per i cani ci permette di effettuare la terapia e guarirlo, anche se rimane serbatoio, e si sta diffondendo negli ultimi anni la possibilità di vaccinare gli animali. Cosa che non è possibile per l’uomo. Noi consigliamo sempre l’utilizzo dei collarini specifici, per i cani, di modo che le zanzare non si avvicinino all’animale, di utilizzare dei disinfettanti per gli ambienti, anticamente si usava il Ddt, adesso sono presenti nuovi prodotti che evitano la presenza di pappataci”.

Sulla diffusione della malattia nell’uomo è intervenuto il primario del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Sant’Elia Alfonso Averna. “La leishmaniosi è molto diffusa nei cani e poco per l’uomo. Dobbiamo chiarire – spiega Alfonso Averna – che l’uomo non si contagia a contatto con il cane ammalato da leishmaniosi. La malattia è fortunatamente curabile e si manifesta con febbre, linfoadenomegalia, con aumento di volume di fegato e milza, e poi ci sono dei dati di laboratorio che ci indirizzano verso questa patologia: diminuzione di piastrine, globuli bianchi e rossi e un aumento della Ves, una diminuzione delle albumine e un aumento delle gammaglobunline. La diagnosi specifica viene fatta anche con l’analisi del siero oppure il puntato midollare cioè andando a cercare nel midollo proprio la Leishmania. Dal punto di vista dell’impatto assistenziale è importante che questa malattia venga diagnosticata in tempo perché prima si diagnostica, prima si cura e prima si guarisce. Di questa patologia esistono quattro forme: una cutanea, cioè localizzata sul derma, quindi il cosiddetto bottone d’oriente, poi abbiamo la forma mucocutanea, quindi che interessa la forma mucosa e viscerale, la forma cutanea diffusa, che fortunatamente è molto rara, e la forma più grave che è quella viscerale perché sono interessati tutti i visceri. La terapia c’è, è una terapia molto costosa, la cosa importante è fare però precocemente la diagnosi. E’ giusto utilizzare repellenti cutanei, per evitare la puntura da parte di qualsiasi tipo di zanzara, evitare di scoprirsi troppo. Ma la cosa più importante è fare una lotta contro il vettore cioè facendo bonifiche e disinfestazioni”.  (Nella foto i relatori del convegno)

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