La fiaccolata dei commercianti nisseni. In 150 per le vie del centro. Alcuni hanno chiuso. Photogallery completa

Manifestazione commerciantiPer alcuni che la settimana scorsa avevano annunciato la propria adesione alla manifestazione di Rete Imprese Italia, le fiaccole sarebbero state il simbolo di un funerale del commercio reso inevitabile dalla crisi e dalle asfittiche politiche recessive del governo Monti e dalla tassazione imposta soprattutto dal governo centrale e dagli enti locali.

Questa sera, al termine della fiaccolata, commercianti e imprenditori nisseni di Confcommercio e Confesercenti, affiancati da imprenditori slegati da sigle sindacali,  hanno dato un significato diverso e questa volta autentico alla fiamma delle fiaccole accese, simbolo di speranza di chi tiene aperte le attività ogni giorno, pur contro le difficoltà e con un risicato guadagno, con il rischio, peraltro, di rimanere stritolato nel meccanismo del credito, sempre meno accessibile alle PMI. Ma anche di sfida alle istituzioni locali e alle loro tasse ed ai governi regionale e nazionale. In quest’ultimo caso manifestando grande scetticismo su quello attuale. Al termine della manifestazione i commercianti hanno voluto lanciare un segnale di sfida e di speranza quindi. Sfida anche al Comune, ente locale deputato alla tassazione, come la Tarsu (oggi Tares), l’Imu, suolo pubblico, pubblicità e altre imposte varie. Per tale motivo hanno depositato le fiaccole davanti il municipio prima di sciogliere la protesta, al termine della manifestazione.

Il corteo è iniziato alle 19 dal nodo Grazia, in corso Vittorio Emanuele. Presenti i rappresentanti di Confcommercio e Confesercenti, Giovanni Guarino e Lillo Randazzo, affiancati dai rappresentanti delle varie categorie. C’era il presidente del Centro Commerciale naturale, Antonio Gruttadauria, alcuni artigiani della zona industriale di Calderaro, altri imprenditori di vari settori, dalla macellazione ai legnami e poi i tanti esercenti del centro storico dei settori abbigliamento, calzature, accessori, bar, ristorazione e altri di diverse zone della città.

La manifestazione indetta a livello nazionale da Rete Imprese Italia dal titolo “Imprese quale futuro”, alla quale ha aderito un ampio cartello dalla Confcommercio alla Confesercenti, passando per Confartigianato a CASA e CNA, a Caltanissetta ha invece registrato la defezione dell’ultim’ora di Confartigianato e Casa.

Una protesta che si è svolta in modo ordinato ma non per questo meno eccezionale. Molti negozi hanno abbassato le saracinesche al passaggio dei manifestanti, altri esercizi commerciali sono stati direttamente chiusi dai titolari che hanno partecipato al corteo con i propri dipendenti.

Uno degli aspetti fondamentali di questa crisi, infatti, è la sorte che accomuna titolari di imprese commerciali e dipendenti, artigiani e operai.

“Avevamo nove operai a tempo pieno, persone che da anni lavoravano nella nostra azienda. Adesso tre sono stati licenziati e sei continuano a lavorare per noi ma part time”. Spiega una imprenditrice del settore dei legnami di Caltanissetta.

“Questa crisi fa chiudere ogni giorno un’attività commerciale”, spiega un negoziante del centro storico, spiegano le ragioni della sua adesione alla protesta: “fare sentire un segnale chiaro ai politici a partire da quelli locali e anche a quelli nazionali visto che si andrà a votare tra poco”.

“Sono in pensione da alcuni mesi. Dopo 47 anni di attività ininterrotta, da quando avevo 21 anni, ho ceduto l’attività a mio figlio che la gestisce con la moglie. Ma nonostante sia un’attività con una solida storia e salde radici, gli affari si assottigliano mentre le tasse continuano ad aumentare. E’ come se ci stessero stritolando  in modo consapevole”, spiega un esercente del settore macellazione.

I dati della recessione a Caltanissetta sono drammatici, fanno notare i manifestanti, richiamando il dato sulla disoccupazione giovanile che a livello nazionale è altissima, al 37%, ma pur sempre di gran lunga inferiore al tasso raggiunto in provincia di Caltanissetta che si attesta ormai al 51% di giovani disoccupati.

“Le soluzioni ci sono ma non le hanno volute trovare fino ad oggi – spiega un commerciante del settore abbigliamento del centro storico – non hanno voluto detassare il costo del lavoro e neanche hanno costretto le banche ad aprire al credito”.

Tanti i politici a vari livelli che hanno preso parte al corteo, ma nessuno è intervenuto, solo una presenza quale testimonianza. Hanno così sfilato a fianco degli esercenti Angelo Lomaglio del PD, Alessandro Pagano del PDL, una folta delegazione del Movimento 5 Stelle, tra cui Roberto Gallà e Angioletto Zaffuto, i consiglieri comunali Michelangelo Lovetere e Gianluca Nicosia, l’assessore comunale Giuseppe Firrone, unico rappresentante della giunta Campisi presente.

Per Antonio Gruttadauria bisogna puntare sui centri commerciali naturali, una via di crescita possibile. Anche i grandi centri commerciali hanno subito una batosta dalla crisi ma a causa di contratti capestro gli esercenti che occupano i locali di tali centri, non riescono a liberarsi, a chiudere, anche se sono in perdita, sono costretti a rimanere aperti e pagare.

Commenta su Facebook