La disperazione dei lavoratori della Raffineria in una lettera a Papa Francesco

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Si rivolgono a Sua Santità Papa Francesco, i lavoratori dell’indotto della RAGE, la Raffineria di Gela, sedotta da un acordo interistituzionale e sindacale che doveva portare 700 milioni di investimenti, e abbandonata da Eni, che intende dismettere il settore raffinazione in Italia e quindi a Gela e in Sicilia e altresì converire lo stabilimento in un deposito di Greggio, petrolio da estrarre in Sicilia e inviare e vendere fuori.

Questa la lettera dei lavoratori dell’indotto.

“Sua Santità,

innanzitutto ci scusi se ci rivolgiamo a Lei al fine di esporre la nostra vicenda ma sappiamo come Lei sia sensibile ai drammi delle cosiddette “periferie esistenziali”.

Noi riteniamo di essere proprio quelle periferie.

Siamo i lavoratori del diretto e dell’indotto della raffineria di Gela e, molto probabilmente, rimarremo senza lavoro.

L’azienda, infatti, dopo averci detto nel luglio del 2013 che avrebbe effettuato investimenti sulla fabbrica, rendendola più competitiva e più sicura, oggi ha deciso di chiudere gli impianti di raffinazione e trasformare il sito in semplice deposito con riduzione drastica del personale.

Siamo delusi e preoccupati per il futuro nostro e dei nostri figli.

Come Lei ha detto il lavoro dà dignità alla persona e noi chiediamo semplicemente quel lavoro e quindi quella DIGNITA’, nient’altro.

La decisione unilaterale è stata presa senza nessuna avvisaglia ma all’improvviso.

Le chiediamo semplicemente di dar Voce a chi non ha Voce, magari davanti al Governo italiano, e chiedere la sua Paterna Benedizione e Preghiera.

Il 2 luglio scorso nella nostra città abbiamo festeggiato la Madonna delle Grazie alla quale il popolo Gelese è devoto, Le chiediamo di voler richiedere la Sua intercessione perché possa incidere nei cuori e nelle menti di chi ha preso questa decisione, per noi drammatica, e far comprendere che un’economia basata solo sul profitto e che non ha al centro l’Uomo è destinata a fallire.

Certi del Suo interessamento la Salutiamo devoti.

I LAVORATORI DEL DIRETTO E DELL’INDOTTO

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