“Per la creazione di un lavoro dignitoso, libero e solidale”. Intervista a Giuseppe Mazza

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spremutaSulla relazione fra giovani, Mezzogiorno e lavoro abbiamo intervistato Giuseppe Mazza, incaricato regionale e membro della equipe nazionale del MLAC.

Cos’è il MLAC? Per quali finalità agisce nella società e nella Chiesa locale?

Il movimento lavoratori è l’Azione Cattolica dei Lavoratori. Il MLAC è un movimento composto da giovani e adulti che hanno a cuore i problemi legati al mondo del lavoro e intendono vivere la propria missionarietà in questo ambito. Il MLAC diventa segno di conversione per uscire da un’ottica opportunistica del lavoro, uno strumento per creare una rete di relazioni significative tra gli uomini, perché è essenziale che non si sperimenti più la solitudine nell’affrontare le difficoltà del “pianeta lavoro”.

A tuo parere, quale cultura del lavoro avrebbe bisogno la realtà del Sud Italia tristemente conosciuta sia per gli alti tassi di disoccupazione sia per l’illegalità diffusa?

La rinascita del Sud passa prima di tutto attraverso un cambio di mentalità e di una nuova classe dirigente. Dobbiamo capire che oggi, il lavoro bisogna crearlo con idee innovative e soprattutto fattibili sul territorio. I giovani e i meno giovani devono capire che non c’è più spazio per il posto fisso, ma bisogna avere la mente e il coraggio rivolti verso una nuova imprenditorialità atta a sviluppare un lavoro dignitoso.

Con l’enciclica Laudato si’, Francesco ci invita a ripensare il nostro rapporto con l’ambiente. È possibile una prassi lavorativa ecosostenibile?

Papa Francesco nella sua enciclica ci ricorda che Ambiente, Demografia e Tecnologia rappresentano le vere frontiere del lavoro contemporaneo. E, questo nuovo sguardo non può che partire dalla persona in quanto “soggetto” e non “oggetto” del lavoro. Ecco perché deve essere possibile una prassi lavorativa ecosostenibile in quanto l’uomo è il custode del creato.

In un mercato mondiale sempre più libero e concorrenziale, nelle imprese c’è ancora posto per l’etica e, quindi, per una responsabilità sociale?

Non sempre lo sviluppo economico è funzione di quello civile, anzi molto spesso fette del mercato si conquistano non tenendo conto delle norme e dei valori che li regolano. Sono convinto che in un’economia globalizzata c’è poco spazio per l’etica andando alla ricerca del profitto a discapito dei lavoratori e dell’ambiente.

La presenza, e la relativa inclusione, dei lavoratori stranieri è una risorsa per il nostro Paese?

L’inclusione dei lavoratori stranieri è sicuramente una risorsa per il nostro territorio. Noi in Sicilia abbiamo un bel esempio di inclusione ma, soprattutto di integrazione di stranieri a Mazara del Vallo dove siamo già alla terza generazione di presenza tunisina. L’integrazione deve essere alla base della convivenza che dipende dal rispetto reciproco delle tradizioni e del credo religioso.

Di recente, i vescovi del Mezzogiorno si sono incontrati a Napoli per discutere di giovani e di lavoro. Oltre all’istanza profetica e valoriale, la Chiesa, concretamente, cosa fa per i territori?

La Chiesa può fare concretamente tanto per i giovani. La nostra chiesa locale con la Caritas diocesana ed il Progetto Policoro ha fatto tanto. Ma non basta. Molti beni di proprietà delle parrocchie come terreni e strutture possono essere affidate ai “giovani di buona volontà”, che con progetti imprenditoriali seri possono invertire il senso di marcia del nostro territorio locale. Quindi è arrivato il momento che la Chiesa locale e i giovani si impegnino per la creazione di un lavoro dignitoso, libero, creativo, partecipativo e solidale.

Intervista a cura di Rocco Gumina

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