“La Corte d’appello rimarrà”. Il Ministro Orlando in corsa per la segreteria PD. “In Sicilia il partito non sia una DC in miniatura”

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Il futuro del Partito Democratico, la cui chance di sopravvivenza è incompatibile con il segretario uscente, l’amministrazione dei beni confiscati e la riforma in Senato per superarne le opacità, la Corte d’appello di Caltanissetta che non sarà soppressa. Questi alcuni dei temi lanciati a Caltanissetta dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, candidato alla segreteria nazionale del PD alle primarie del 30 aprile. 

IMG_4908La prima notizia, attesa dal tutto il territorio nisseno, riguarda la paventata soppressione della Corte d’Appello. Il Ministro della Giustizia ha detto chiaramente che non è più un argomento all’ordine del giorno, almeno in questa legislatura.

“Faceva parte di un ragionamento che non è andato avanti, quindi la Corte d’appello di Caltanissetta rimarrà, perché non ci sono le condizioni in questa fase di rivedere le corti d’appello e quindi non penso che ci saranno provvedimenti in tal senso in questa legislatura”, ha detto Orlando.

Che ha poi lanciato una sfida a Renzi: “Mi pare – ha detto – voglia tenere bassa l’attenzione sulle primarie”, invocando al contrario un dibattito ampio che non si limiti al confronto in Tv su Sky ma anche sulle reti generaliste.

Orlando auspica “un profondo cambiamento delle classi dirigenti per un partito che sia del riscatto, dalla parte degli ultimi. Che riporti il livello degli investimenti al punto della pre-crisi e sblocchi il turnover delle pubbliche amministrazioni. Ci sono giovani che hanno studiato – ha detto il Guardasigilli – ma oggi non hanno alternative se non fare le valigie”.

Per Orlando, che ha definito Salvini fascista, è necessaria una svolta per evitare di consegnare alla destra il Paese.

“In Sicilia – ha detto Orlando – si può toccare con mano la velleitaria parola d’ordine della rottamazione. Se si guardano le foto di questi giorni, di patti per creare una maggioranza, viene in mente la Dc con la differenza che almeno quella prendeva voti. Oggi siamo in miniatura ma senza forza e rapporto con la società. Abbiamo pochissimo tempo per determinare una svolta politica, non solo per salvare il Pd ma per il Paese. C’è la peggior destra che mai abbiamo conosciuto, con Salvini definito sovranista per non chiamarlo per quello che è, fascista”.

Il Ministro era accompagnato da Antonio Montagnino, del coordinamento regionale del Comitato Orlando e Renzo Bufalino, Concetta Cataldo, Giuseppe Cammarata, Graziella Giordano, candidati alle primarie nella lista a sostegno di Orlando. Presenti anche la presidente del Consiglio comunale di Caltanissetta, Leyla Montagnino, il segretario del Pd provinciale Giuseppe Gallè e tra gli altri il deputato catanese Giuseppe Beretta.

“Se continuiamo così perderemo le elezioni politiche, perchè abbiamo messo in campo un bullismo politico che ci ha isolati nella società. Basta guardare ai risultati del referendum. Quando la partita in periferia finisce 90 a 10 non significa che tutti gli elettori erano appassionati del bicameralismo ma rappresenta un chiaro messaggio”

Quindi per il candidato alla segreteria del PD bisogna portare “le diseguaglianze sociali al centro”. “Abbiamo dato un racconto che non corrisponde alla verità, dicendo che il peggio era alle spalle, ma se non si raccontano i 5 milioni di persone sotto soglia di povertà, e una metà del paese che va indietro, non ti puoi meravigliare che questo mondo vota contro. Chi vota cinque stelle non è soltanto entusiasta delle stupidaggini che dicono, ma lancia un segnale contro, prevalentemente contro di noi”.

Per questo l’unica strada “è andare dove c’è sofferenza, povertà, dove c’è il lavoro ma anche dove non c’è”.

Il Ministro, nel suo tour per la Penisola, è stato a Mirafiori. “Sono contento che non mi abbiano messo le mani addosso, perché da dieci anni lì non andava nessuno. Non possiamo essere solo il partito di quelli che non ce la fanno, ma neanche il partito solo di quelli che ce l’hanno fatta”.

Uno dei temi sollevati dai giornalisti a margine dell’incontro, tenutosi in una caffetteria del centro storico in corso Umberto, è stato la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla mafia. Questione attuale non solo per le inchieste della magistratura nissena sul “sistema” delle misure di prevenzione di Palermo sotto la guida del giudice Silvana Saguto, ma anche per le recenti inchieste giornalistiche che hanno riguardato da vicino Caltanissetta. In merito al “Palazzo della Legalità”, Orlando ha detto di non aver visto il servizio delle Iene, probabilmente per non entrare nel merito di una questione su cui il Ministero potrebbe esercitare le sue prerogative ispettive. Ha però detto chiaramente: “Non mi meraviglia che ci sia un utilizzo discutibile dei beni, ed è per questo che stiamo lavorando per una rapida riforma dell’agenzia”. A margine, dallo staff del Ministro, è infatti trapelato come il servizio televisivo sia stato inviato agli ispettori del Ministero della Giustizia per le valutazioni di competenza.

Sempre in tema di beni confiscati alla mafia: “C’è una riforma al Senato che spero arrivi in fondo. Devo dire di essere intervenuto, su singoli casi come Palermo, e poi introducendo una disciplina che fissa un tetto massimo ai compensi degli amministratori giudiziari, perchè si era creato un livello di opacità che assolutamente non ci possiamo permettere. E’ importante l’aggressione e la confisca, ma anche un loro rapido utilizzo. L’agenzia – ha aggiunto Orlando – così com’è non funziona, o almeno non funziona come dovrebbe, e per questo spero che la riforma vada in porto”.

Quindi il candidato alla segreteria è tornato sul futuro del Pd chiedendo “se il Partito democratico vuole dare una chance a se stesso o al suo segretario. Le due cose – per Orlando – non sono compatibili”, dicendosi convinto “che la maggioranza di chi sostiene Renzi ne è consapevole ma per ragioni di opportunismo non lo dicono”.

Eppure per Orlando “i percorsi di carriera saranno spazzati via a ottobre da un exploit del cinque stelle se noi non siamo capaci di cambiare rotta. C’è poco tempo. Inseguire i populisti è inutile, fa preferire l’originale”.

Le tasse:  “Da abbassare per le fasce più basse di reddito, ripristinando la progressività. E’ una vergogna – ha detto – che il sottoscritto non paghi l’Imu”.

La leadership. “Non mi sono iscritto al Pd perché volevo che diventasse il partito di un leader. Chi non condivide non può essere obbligato ad andarsene. Le grandi forze politiche sono sopravvissute ai loro leader, ed erano leader forti”.

“Oggi non c’è nessuno che voglia ascoltare, nessuno che voglia anche assumere il punto di vista dell’altro. Anche le riforme buone non sono state viste come tali perché non sono nate ascoltando la gente. Chi era contro era un gufo”.

Ma Andrea Orlando, che pure è sostenuto da importanti esponenti del partito in Sicilia e in provincia di Caltanissetta, è consapevole della difficoltà della sfida a Renzi.

“La stragrande maggioranza della nomenclatura sta dall’altra parte – ammette – ma sono convinto che c’è un popolo del centrosinistra maggioritario. All’inizio troveremo persone incazzate, che non ci votano più, ma dobbiamo andare da loro”.

Quindi ha concluso ricordando che il 30 aprile sarà l’anniversario dell’uccisione di Pio La Torre.

“Veniva da umili condizioni, la fortuna della Repubblica è stata nella capacità di selezionare classi dirigenti nei settori popolari della società. Se oggi un ragazzo povero si avvicina al PD, l’unica cosa che gli chiedono di fare è il galoppino elettorale, ma così tradiamo la missione che ci ha assegnato la storia. Stiamo replicando la politica notabilare e clientelare. Del potente di turno che si può spostare da un partito all’altro, dando luogo al peggiore dei mali, il trasformismo. Dobbiamo cambiare tutto questo, e se siamo in grado di farlo apriamo una prospettiva per il Paese. Altrimenti rischiamo di consegnare il paese a una destra che non ha prospettive. Per questo dobbiamo metterci nella condizione di poter vincere questa battaglia attraverso una profonda svolta politica”.

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