La carovana dei Radicali in visita nelle carceri. «Grossi problemi di assistenza sanitaria»

Nelle carceri di San Cataldo e Caltanissetta la Carovana per la giustizia dei Radicali. Tante firme dai detenuti alla proposta di legge popolare sulla separazione delle carriere in magistratura. La capogruppo Pd di San Cataldo, Marianna Guttilla, si iscrive al Partito Radicale per sensibilizzare sui problemi della vita carceraria. Rita Bernardini: “Sull’assistenza sanitaria situazione drammatica”. 

Con la colonnina di mercurio oltre i 40 gradi, la delegazione della Carovana per la giustizia del Partito Radicale ha visitato il carcere di San Cataldo giovedì mattina, prima di riunirsi in piazza Garibaldi alle 19,00 per la raccolta firme della proposta di legge popolare sulla separazione delle carriere in magistratura. Tanti hanno firmato in piazza, tra gli altri anche alcuni consiglieri comunali e lo stesso sindaco Giovanni Ruvolo. A San Cataldo, invece, si è iscritta al partito radicale la consigliera comunale e capogruppo del PD, Marianna Guttilla (nella foto di copertina a fianco di Rita Bernardini). La visita al carcere di via Messina a Caltanissetta è stata spostata invece a venerdì mattina.

I radicali hanno avuto l’autorizzazione alla sola raccolta firme dentro gli istituti penitenziari e non a visite vere e proprie. In una saletta hanno ricevuto i detenuti che scendevano dalle celle per firmare. A San Cataldo 44 detenuti italiani, gli unici che possono firmare, hanno sottoscritto la proposta di legge di iniziativa popolare.

La temperatura è un dato che conta per la vita dei detenuti. Alcune celle del carcere sancataldese hanno delle pesanti lastre di ferro alle finestre che accumulano molto calore.

 

IMG_5306“La Situazione qui in Sicilia è drammatica. Ci sono grossi problemi per quanto riguarda la sanità”, spiega Rita Bernardini presente a Caltanissetta insieme agli altri coordinatori della presidenza del partito, Sergio D’Elia, Maurizio Turco e Antonella Casu.

“Le Asl non sono attrezzate, ci sono persone che aspettano mesi per una visita. Stamane a San Cataldo c’erano diversi tossicodipendenti, ed uno raccontava di non essersi ancora incontrato, dopo sei mesi, con il medico del Sert. Tenete presente che alcuni carceri, quelli più grandi, il Sert ce l’hanno interno, ma qui l’Asl non fornisce questo tipo di servizio, o comunque ci vuole troppo tempo e per chi è tossicodipendente è drammatico”.

Diversi i casi psichiatrici presenti, “ma lo psichiatra non c’è, l’Asl non lo manda” denuncia la Bernardini, segnalando anche condizioni infrastrutturali disagiate e scarse opportunità di studio, lavoro e attività culturali. Per questo i Radicali chiedono l’immediata approvazione dei decreti attuativi della riforma dell’ordinamento penitenziario, annunciando uno sciopero della fame a partire del 16 agosto.

IMG_5305“I decreti incidono in modo significativo su queste problematiche, perchè prevedono maggiore accesso alle pene alternative, più lavoro per i detenuti. Queste misure – spiega Bernardini – portano più attenzione all’esecuzione penale esterna. Il detenuto che esce può avere indicazioni di reinserimento. Significa più affettività in carcere, maggiori rapporti con la famiglia. Qui in sicilia è diffuso il caso di detenuti di Catania che ad esempio stanno a Trapani. Per anni non vedono i figli piccoli o i genitori. E’ qualcosa di drammatico e contro l’ordinamento penitenziario, perchè non hanno i soldi per garantire le visite del congiunto e questo di ripercuote sulla salute di bambini”.

In tema penale i radicali sono i primi in Italia ad aver spinto per la legalizzazione della cannabis “ora lo dice la Dna in due relazioni annuali in cui sottolinea che bisogna legalizzare la cannabis immediatamente, Pannella queste cose le diceva nel 1975”, afferma Bernardini.

“Siamo in Sicilia, dove non si fa l’unica riforma seria che taglierebbe l’erba sotto i piedi alla mafia, che è quella della legalizzazione della cannabis. Ci sono 5 milioni di consumatori in Italia che lasciamo nelle mani della criminalità”.

Infine una considerazione sui beni sequestrati alla mafia per la gestione dei quali i radicali chiedono un approccio più manageriale.

“Accade che chiudono catene di supermercati perchè li affidano ad amministratori che non sanno fare questo lavoro, per cui falliscono. 300 o 400 persone vengono improvvisamente licenziate, non significa questo fare un regalo alla mafia? Ci devono essere criteri manageriali, altrimenti distruggi un’economia che comunque portava una certa ricchezza, anche di lavoro”.

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