L’ ANM chiede incontro a Vietti contro soppressione Corti d’Appello. Su beni confiscati “riflettere su vigilanza”

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Le Giunte distrettuali dell’A.N.M. di Palermo, Catania, Caltanissetta e Messina intervengono nuovamente sulla paventata soppressione di alcune  corti d’Appello in Sicilia e sottolineano l’esigenza di promuovere incontri che mettano all’attenzione la questione morale e deontologica, in riferimento alle vicende del tribunale misure di prevenzione di Palermo.

All’esito dell’incontro tenuto il 14 novembre scorso nel Palazzo di Giustizia di Catania, ribadiscono “viva preoccupazione per il ventilato progetto di soppressione di alcune delle Corti di Appello siciliane e richiamano il contenuto del deliberato congiunto del 29 novembre 2014”. Incontro tenutosi a Caltanissetta in cui le giunte distrettuali siciliane dell’ANM erano state molto nette.

“La soppressione anche soltanto di alcuni dei presidi distrettuali minerebbe l’efficienza della giurisdizione in Sicilia e delle politiche di contrasto alla criminalità organizzata, proprio per la particolare diffusione capillare del fenomeno mafioso in tutta la Regione”, avevano tra le altre cose sottolineato i magistrati.

Ad un anno di distanza le giunte siciliane dell’ANM chiedono “di essere sentite dalla Commissione ministeriale presieduta dall’on.le Vietti per rappresentare e documentare direttamente le ragioni a sostegno della specificità della realtà giudiziaria siciliana e le gravi conseguenze che il funzionamento della Giustizia subirebbe nel malaugurato caso di riduzione del numero delle Corti, anche con riferimento alle ricadute sull’edilizia giudiziaria”.

Inoltre, le Giunte di Catania, Messina e Caltanissetta, in ordine alle recenti gravissime vicende giudiziarie nelle quali sono coinvolti a diverso titolo magistrati di Palermo manifestano “piena condivisione dei documenti adottati dalla sezione A.N.M. di Palermo il 22 settembre 2015 e della G.E.C. il 12 novembre 2015, con particolare riferimento alla necessità, sottolineata nel deliberato dei colleghi di Palermo, “di avviare una profonda riflessione sull’efficacia e sul concreto impiego degli strumenti di vigilanza, in funzione preventiva ed indipendentemente dal controllo esercitato in sede penale o disciplinare, nella consapevolezza che l’intervento repressivo, pur doveroso per ripristinare la legalità violata, è comunque postumo”, ed all’invito ivi espresso di “formulare un forte e deciso richiamo all’etica della funzione, ispirandosi autenticamente ai valori del codice deontologico, voluto da tutte le componenti dell’Associazione Nazionale Magistrati, che lo hanno approvato unanimemente e che nelle norme di comportamento ivi indicate, <<ispirate all’attuazione dei valori morali fondamentali della categoria>>, si riconoscono: regole insite in ciascuno di noi e che hanno e devono avere una forza precettiva più incisiva di quelle dettate dal diritto positivo”.

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