Intitolare a Mario Arnone l’aula consiliare di Palazzo del Carmine. La proposta del sindaco al convegno per l’anniversario

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Intitolare l’aula consiliare di Palazzo del Carmine a Mario Arnone. E’ la proposta che ha avanzato il sindaco di Caltanissetta, Giovanni Ruvolo in occasione dell’incontro organizzato da Partito democratico, Cgil, Auser, Società nissena di storia Patria, centro Pio La Torre e Comune, nella biblioteca Scarabelli in memoria del medico e politico nisseno scomparso un anno fa.

IMG_4601Una proposta che sarà sostenuta certamente dai partecipanti al convegno. La Cgil, con il segretario Ignazio Giudice ha già anticipato di sostenere pubblicamente l’iniziativa.

Se c’era un modo per ricordare Mario Arnone coniugandolo al tempo presente della politica, questo è stato fatto ieri sera in Biblioteca. Dai ricordi personali di chi con Arnone ha fatto politica, come Fiorella Falci o Vito Lo Monaco, presidente del Centro Pio La Torre, a chi lo ha conosciuto negli ultimi anni di attività, nel circolo Faletra, come Carlo Vagginelli, passando per chi ne ha avuto un rapporto di studi come don Massimo Naro, il percorso e la storia di Arnone sono serviti in qualche modo a illuminare il presente e a tracciare un possibile sentiero futuro per “un pensiero lungo”.

“Mario fino agli ultimi istanti della sua vita è stato un attento osservatore politico e ad oggi è ancora presidente del nostro Circolo”, spiega Linda Petrantoni segretaria del circolo PD “Giudo Faletra” che ha organizzato l’incontro con Ivo Cigna segretario comunale.

IMG_4604“E’ stato un grande educatore e maestro di politica per tanti giovani, perchè lui ha sempre dato. Lui bacchettava tanto il nuovo modo di fare politica, a volte molto improvvisato. Quando vedeva alcune performance, li amava chiamare giovinastri della politica. Questo la dice lunga su cosa Mario ci ha insegnato, cosa significa politica. La politica è impegno, studio, responsabilità. Se si pensa di fare politica significa studiare per risolvere i problemi”.

Don Massimo Naro ha ricordato i convegni con Arnone al centro Studi Cammarata, riportando anche un intervento del politico nisseno durante uno di essi. Ma prima di tutto Naro si è soffermato sulle conversazioni più informali avute con Arnone, quelle a tavola.

“Discorsi a tavola, la mia conoscenza di Arnone”, ha detto Naro richiamando Martin Lutero nel volume che riproponeva i discorsi a tavola dell’autore della Riforma.

IMG_4603Discorsi a tavola dove si finisce per dire ciò che veramente si pensa. “Così finiva per passare per eretico, dove finiva per dire come la pensava sulle cose. Le sue erano domande radicali sia su questioni della vita civile, come la giustizia e il lavoro, la sanità, ma anche domande intellettuali”.

“Il rischio dei politici in carriera è infatti di sacrificare la dimensione intellettuale”, ha detto Naro.

Un discorso in cui Don Naro ha spiegato che “la più convinta laicità non si contrappone alla sincera ricerca spirituale e in definitiva non contraddice neppure la fede, quando questa è consapevole”.

Per Naro Arnone viveva “La laicità come religione della libertà. Uno spazio pubblico per tutti e non uno spazio di nessuno”.

Articolato e appassionato il discorso di Fiorella Falci che ha ripercorso l’attività politica di Mario Arnone al Comune di Caltanissetta dove sedeva nei banchi del Partito comunista. Le battaglie per il piano regolatore ma ancor prima l’attività per dare voce e rappresentanza agli zolfatai.

Per Arnone bisognava “fondare il conflitto sul dialogo”, ha spiegato la Falci, sottolineando che Arnone uscì dall’Ars così come era entrato.

“Non conosco uno che è uscito dall’Ars che non sia cambiato rispetto alla concezione del potere. L’unico è Mario Arnone che andò a vivere in una roulotte”.

Falci ha ricordato anche la perizia e la competenza di Arnone nello studio del piano regolatore generale. Lui, medico, era stato in grado di portare nell’aula consiliare di Palazzo del Carmine delibere già complete sul piano tecnico. Uno modo per sottolineare che la politica deve assumere il proprio ruolo fino in fondo, senza nascondersi dietro l’apparente ineluttabilità del tecnicismo.

“Ogni problema ha un profilo politico e bisogna individuare l’interesse più ampio, non il più forte”, ha detto la Falci, ricordando come al contrario, nel 1999 il piano regolatore venne approvato all’unanimità con centinaia di emendamenti provenienti dall’ufficio tecnico.

Poi le battaglie contro la speculazione edilizia nel parco Testasecca, l’acqua, la metanizzazione, la pubblicizzazione del servizio rifiuti. “Grandi questioni, su cui si sono aggregate e disgregate parti del sistema politico pericolosamente contigue. E Arnone denunciò la metanizzazione e l’ingombrante presenza di Ciancimino”.

In conclusione Fiorella Falci ha così sintetizzato: “Mario Arnone è stato un Dirigente politico senza essere un notabile, cosa che oggi servirebbe”.

Tra gli interventi quello di Carlo Vagginelli dell’università Cattolica di Milano. Che prima di citare Salvemini, Dossetti e Mortati, ha iniziato il suo intervento con la celebre massima del sub Comandante Marcos: “Camminare domandando”.

Vagginelli, nel circolo Faletra, da giovanissimo studente delle scuole superiori ebbe la fortuna di poter seguire Mario Arnone “che illuminava il Circolo con i suoi interventi”.

“Questo paese non potrà rialzarsi se non sapremo ricucire la comunità. Costruire inclusione e partecipazione, e di questo Arnone era consapevole”, ha detto.

Le conclusioni a Vito Lo Monaco presidente del centro Pio La Torre. Alla morte del sindacalista e politico ucciso dalla mafia, Arnone rinunciò al suo seggio alla Camera per fare in modo che la provincia di Palermo avesse una rappresentanza in parlamento, una volta che era stata decapitata con l’uccisione di La Torre. Subito dopo l’approvazione della legge che ancora oggi è un faro nell’utilizzo dei beni confiscati alla mafia.

Anche Lo Monaco ha sottolineato un metro infallibile per riconoscere l’attività di un politico. “Arnone entrò non certo povero in politica ma non ne uscì neanche ricco”.

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