Intercettato sulla tomba del figlio confessò l’omicidio. Ergastolo per l’imprenditore Stefano Di Francesco

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Furono le intercettazioni ambientali a tradire l’imprenditore Stefano Di Francesco, che confessò l’omicidio a sua insaputa mentre parlava rammaricandosi di quanto accaduto sulla tomba del figlio.

La corte d’assise di Caltanissetta ha condannato all’ergastolo l’imprenditore di Riesi Stefano Di Francesco, 66 anni, ritenendolo responsabile dell’omicidio del figlio Piero, ucciso il 9 gennaio 2012. Tra le prove su cui la Procura nissena ha basato la sua tesi alcune intercettazioni ambientali realizzate con microspie nascoste sulla tomba della vittima, davanti alle quali Stefano Di Francesco fu protagonista di uno sfogo-confessione.

Secondo l’accusa l’imputato colpì il figlio alla testa, nel corso di una lite, con un oggetto contundente e credendolo morto caricò il corpo su una vecchia auto aziendale alla quale diede fuoco e poi simulò un tentativo di soccorso gettando della terra sull’auto in fiamme con un escavatore; il movente dell’omicidio sarebbe da ricercare nei contrasti tra padre e figlio per la gestione dell’azienda di famiglia. La lite avvenne nei pressi della sede dell’azienda, nelle campagne di Riesi.

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