“Indifferente l’uscita da Ncd, ma l’amicizia tradita addolora”. La replica di Rino Bellavia

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(di Rino Bellavia) Leggo dai giornali e dai principali network nisseni di una “messa alla porta del consigliere dell’ NCD Bellavia dal partito con il quale è stato eletto”.

Premesso che all’età di 52 anni vissuti all’insegna di impegni di lavoro e di correttezza e rispetto di tutti, non ritengo che ci possa essere qualcuno che mi possa mettere alla porta.

Tutto ciò premesso, sono necessarie delle doverose puntualizzazioni solo ed esclusivamente nel rispetto degli elettori che per ben due volte mi hanno abbondantemente suffragato.

Iniziamo dal concetto di partito: si può chiamare partito quello in cui il “leader maximo” brucia, letteralmente, sul campo deputati regionali (Dr. Torregrossa, persona integerrima), sindaco Campisi (fatto fuori perché potenzialmente ingombrante, nonostante adesso qualcuno, ipocritamente, vuole farne una sorta di eroe postumo e, nel corso della precedente legislatura, difeso a spada tratta solo da pochi, compreso il sottoscritto, e verso i quali mai è stato espresso un cenno di gratificazione, ovviamente solo verbale, anche in passaggi determinanti – vedi operazione Cigna – Firrone), segretari particolari, tutti regolarmente asfaltati perché ritenuti traditori, consiglieri provinciali (Mancuso, Dell’Uomini, Vullo, Anzalone) anche questi ritenuti inaffidabili, assessori scelti con molta oculatezza ed i cui risultati sono ancora tangibili.

Continuando, senza mettere minimamente in discussione l’attuale scelta del segretario particolare, un vero e proprio “deus ex machina”, un tempo amico, si individua un coordinamento cittadino al cui vertice viene chiamato un professionista, persona assolutamente perbene, che però non ha colto, nelle ultime consultazioni amministrative, consenso popolare. Ed il “leader maximo” sa benissimo che in democrazia l’autorevolezza è data solo ed esclusivamente dal consenso popolare, indispensabile per potere incidere sulle scelte e potere eventualmente giudicare l’operato degli altri.

Circa al millantato invito pubblico da parte del Coordinamento, ormai davvero numericamente ridotto, forse questo era nelle intenzioni del prof. Rap, ma non mi è stato mai inoltrato. Ero solo stato invitato a smentire, con un comunicato, il mio parere favorevole all’aumento della Tari. Ma se io non ho neanche votato, perché sono dovuto andare via, cosa avrei dovuto smentire? Queste si chiamano solo “elucubrazioni mentali” di chi è , nella vicenda, in malafede.

Il risultato di tutto questo a cosa ha condotto? Si è passati dai 9 consiglieri del PDL ad 1 consigliere dell’ NCD (fortemente supportato dal Deputato Nazionale che, la democrazia impone, avrebbe dovuto essere al di sopra delle parti nell’interesse del partito, e, addirittura, da ex assessori che invitavano a non votarmi) più lo scrivente che, nell’ottica della “sottile” strategia del partito aveva solo una funzione: evitare che il mancato apporto dei poco più di 300 voti riportati non facesse scattare neanche un seggio.

In merito al concetto di consociativismo è notoria la trasversalità con cui è stata condotta la politica del centro destra a Caltanissetta negli ultimi anni, vedi Presidenze della Provincia e/o sindacature (Peppino Mancuso docet), fino ad arrivare ai giorni nostri in cui si è riscontrata una strana ed atipica convergenza nell’espressione di un componente del Collegio dei Revisori appena eletto? E questo come si chiama?

Se, per consociativismo si intende contribuire ad evitare degrado ulteriore della città, attualmente in ginocchio, se si intende venire incontro alle esigenze dei cittadini in tutte le loro lecite richieste, se si intende esprimere e mettere in atto giornalmente solidarietà verso i ceti più deboli o verso la gente che ha più bisogno, ebbene io sono un consociato, ma di natura diversa da quella che intende il Responsabile del Coordinamento cittadino che, evidentemente, assiste quotidianamente ad altri tipi di consociativismo.

Entrando nel merito della questione vorrei ricordare allo stesso che, se fossi rimasto in aula, ma improrogabili impegni familiari mi impedivano di restare dopo ben sette ore di lavori, in ogni caso il provvedimento sarebbe stato approvato.

Per inciso, il capogruppo, come è sua persistente consuetudine, non mi aveva comunicato nulla.

Quindi, si è colta l’occasione per “mettere alla porta”, azione tipica e dejà vu, un consigliere che per ben sei anni si è speso attivamente per il partito e per la cittadinanza, che non ha mai chiesto né ottenuto nulla per sé stesso o per i propri amici, contrariamente a colleghi di partito che sostanzialmente fanno atto di presenza e sono tenuti da sempre in debita considerazione. In merito alla serietà dell’alleato (che sarei Io) invocata dal prof. Rap, lasciamo decidere a chi leggerà queste righe.

Lo scrivente da tempo che vive il disagio per la propria posizione all’interno del partito e pur pensando alle dimissioni dal gruppo non le ha mai messe in atto per coerenza con il proprio pensiero secondo il quale se un soggetto viene eletto in un partito o sta nello stesso, o si dimette dalla carica, che è quello che, se attuato anche a livello nazionale, avrebbe impedito continui ribaltoni antidemocratici.

Ovviamente se si è “messi alla porta” in maniera calunniosa, ognuno poi è libero di agire come crede.

Particolare non irrilevante: le comunicazioni agli interessati non si fanno per via mediatica ma solo ed esclusivamente per vie formali e lo scrivente, alla data odierna, non ha ricevuto alcuna comunicazione; ciò è l’ennesima prova del suddetto concetto di partito come viene inteso dai responsabili cittadini.

In questa triste vicenda quello che effettivamente mi addolora non è, di certo, la fuoriuscita dall’ NCD, che mi lascia completamente indifferente, ma l’amicizia tradita.

Rino Bellavia – consigliere comunale di Caltanissetta

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