Imprese intestate a una parente e a un dipendente. Ai domiciliari imprenditore dell’ortofrutta

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Una misura cautelare e due interdittive per trasferimento fraudolento di valori sono state eseguite nei confronti del titolare di fatto e due imprenditori di Gela operanti nel settore ortofrutticolo. Ai domiciliari è finito Claudio Domicoli, 44 anni, in passato coinvolto nelle inchieste “tagli pregiati”, “free car” e Atlantide mercurio”. Sotto sequestro preventivo sono finite due aziende del settore ortofrutta e altri beni per un valore complessivo di 2 milioni di euro.

A chiedere e ottenere le misure è stata la procura della Repubblica di Gela su indagini svolte dalla Guardia di Finanza. Le misure interdittive di divieto temporaneo di esercitare l’attività d’impresa riguardano D.S. (gelese di 22 anni) e M.G.F. (sempre gelese, di 43 anni), cui è contestato, in concorso, il reato di trasferimento fraudolento di valori.

L’indagine trae origine dall’attività di controllo del territorio e dall’approfondimento delle vicende societarie di alcune imprese gelesi che pur non risultando formalmente intestate al principale indagato Claudio Domicoli, lo vedono figurare quale amministratore di fatto delle stesse. Allo scopo di eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniali cui sarebbe potuto incorrere, si sarebbe avvalso di strutture societarie costituite da soggetti a lui vicini per continuare ad operare nel commercio di ortofrutta.

Domicoli sarebbe emerso quale figura di riferimento per clienti e fornitori nonché delegato ad operare sui rapporti bancari di una delle società di cui risulta essere solamente un dipendente. La ricostruzione delle vicende societarie è partita dalla costituzione (nel 2010) di una prima azienda, intestata ad un familiare e ora in fallimento, già interessata da un provvedimento di sequestro ad opera della D.I.A. di Caltanissetta, emesso della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale nisseno nell’anno 2015.

Successivamente, al fine di proseguire la propria attività imprenditoriale, Domicoli avrebbe costituito due nuove compagini societarie, aventi la medesima sede ed operanti nello stesso settore commerciale dell’azienda fallita, attribuendone la titolarità a soggetti rivelativisi essere chiaramente delle “teste di legno”.

M.G.F. era un dipendente della società ora in fallimento mentre D.S è un altro familiare , i quali non disponevano di capacità reddituali significative e non erano quindi nelle condizioni economico-finanziarie tali da poter apportare capitali nelle nuove società, tanto per la loro costituzione quanto per il successivo sviluppo imprenditoriale.

Le indagini delle Fiamme Gialle gelesi hanno dimostrato che entrambi detti soggetti non hanno mai rivestito, all’interno delle società, alcuna funzione gestionale e rappresentativa, avendo operato meramente quali prestanome del principale indagato, oggi sottoposto agli arresti domiciliari. Inoltre clienti e fornitori riconoscevano Domicoli quale unico interlocutore. Quest’ultimo non ha solo gestito operativamente e con continuità tutte le società oggetto d’indagine, ma ne ha anche utilizzato, a proprio piacimento, i beni loro formalmente intestati. Significativa, al riguardo, la circostanza che ha visto acquistare un’autovettura di lusso (una Porsche Macan S), subito ceduta ad una delle società oggetto d’indagine, peraltro ad un prezzo di molto inferiore rispetto al costo d’acquisto, così da non apparirne più formalmente proprietario ma continuando ad averne la piena disponibilità, come testimoniato dal fatto che è stato più volte individuato a bordo di detta autovettura, anche in compagnia di pregiudicati gelesi.

“L’operazione sviluppata dalla Guardia di Finanza e diretta dell’Autorità Giudiziaria gelese – si legge in una nota della Procura – s’inquadra nelle rinnovate linee strategiche dell’azione del Corpo, volte a rafforzare l’azione di contrasto ai fenomeni illeciti più gravi e insidiosi, integrando le funzioni di polizia economico-finanziaria con le indagini di polizia giudiziaria e garantendo il perseguimento degli obiettivi di aggressione dei patrimoni dei soggetti dediti ad attività criminose, al fine di assicurare l’effettivo recupero delle somme frutto, oggetto o provento delle condotte illecite”.

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