Imprenditore fa incendiare la villetta dell’operaio licenziato. Si era permesso di chiedere un indennizzo

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5014 5016Gli fa bruciare la villetta in campagna, dando mandato a un dipendente di incaricare uno degli scagnozzi del “gruppo Alferi”.

Un imprenditore di Gela, Alberto Cammarata, titolare di una ditta molto nota nel campo dell’edilizia, la Unicam Srl, per portare a più miti consigli un dipendente licenziato, Emanuele Granvillano, che si era rivolto all’ufficio provinciale del lavoro per il contenzioso, secondo la squadra mobile di Caltanissetta, che stamane ha eseguito due ordinanze di custodia ai domiciliari, avrebbe deliberatamente incaricato il proprio dipendente, Giorgio Bruno Migliore, classe ’69, di sondare uno dei componenti del gruppo “alferi”, per mettere in atto il danneggiamento con incendio.

Lo scopo era quello di intimidire il suo ex operaio, che presso la commissione di conciliazione dell’Ufficio del Lavoro aveva chiesto la cifra di 30 mila euro quale indennizzo per l’ingiusto licenziamento subito.

Secondo il capo della Mobile, Marzia Giustolisi, il gruppo “Alferi” capitanato da Giuseppe Alferi, smantellato con l’operazione inferis, si conferma quale pericoloso sodalizio che funge a Gela da agenzia di disbrigo pratiche criminali. Danneggiamenti, attentati incendiari, intimidazioni.

Era sufficiente pagare, neanche tanto, per mettere a tacere l’avversario, il concorrente, il dipendente di turno.

Il quadro, che ha portato agli arresti domiciliari il quarantenne titolare della Unicam, Cammarata, e il suo dipendente Giorgio Bruno Migliore, è emerso grazie alle “impressionanti dichiarazioni” di Emanuele Cascino, componente del Gruppo Alferi, pentito e altresì l’autore materiale del danneggiamento.

Proprio nel giorno in cui il povero operaio, Granvillano, si doveva presentare all’Ufficio provinciale del Lavoro per la conciliazione, il 5 dicembre del 2010, Migliore aveva dato mandato a Cascino di andare a incendiare la casa di campagna dell’operaio, consegnandogli la cifra di 800 euro.

E così è stato. Il malavitoso del gruppo “Alferi”, ha portato a compimento l’incendio nel migliore dei modi, distruggendo la villetta che si trova nei pressi del “CAstelluccio” di Gela.

La Squadra Mobile ha ripreso tutti i verbali della controversia di lavoro e anche quelli della denuncia presentata dalla vittima dell’attentato incendiario, chiedendo a Granvillano di confermare alcuni particolari dell’atto subito, che sono risultati perfettamente compatibili con la dinamica dell’incendio doloso fornita dal pentito, Cascino.

Per gli investigatori, si chiudeva così il cerchio dimostrando che l’imprenditore, infastidito dalle iniziative del dipendente che lamentava l’ingiustificato licenziamento e per tacitarne le pretese economiche, delegava ai mafiosi la risoluzione del problema.

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