Immigrazione a Pian del Lago. In fiamme le palme davanti il Palacannizzaro.

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Palma bruciataSenza servizi per i più deboli, come gli immigrati, non c’è integrazione, senza integrazione non c’è controllo, senza controllo non c’è un censimento di chi vive veramente in questa città, senza censimento non c’è sicurezza, senza sicurezza c’è repressione, con la repressione c’è la recrudescenza delle frange minoritarie di delinquenti. Senza servizi, quindi, c’è più delinquenza a Caltanissetta.

E’ questo l’amaro sillogismo a cui si è portati dopo l’ennesima puntata agli impianti sportivi di pian del lago 2, dove ormai da mesi vive una variegata comunità di migranti provenienti da Africa e Asia, per lo più in attesa di permesso di soggiorno o dello status di rifugiati politici.

Questo pomeriggio la quinta commissione consiliare ha fatto visita all’impianto sportivo Michelangelo Cannavò, constatando che una parte della struttura è occupata stabilmente dai migranti che vivono in condizioni igienico sanitarie ai limiti del tollerabile e in promiscuità. Materassi alla buona dentro gli spogliatoi, il porticato chiuso con grandi tendoni. I consiglieri hanno constatato le reali condizioni di vita e di disagio di queste persone. Un disagio, però, che si incrocia con altrettanto disagio di una struttura sportiva pubblica che in parte e paradossalmente continua normalmente a ospitare atleti di diverse discipline che praticano jogging, basket, calcio e volley.

L’ultimo fatto di cronaca è un incendio della scorsa notte davanti il Palacannizzaro, che ha mandato in fumo oltre che le sterpaglie, raccolte nei giorni scorsi insieme a erba secca e legna dagli stessi migranti, anche le palme. Ma non c’è certezza che siano stati gli immigrati a fare l’incendio. Solo loro stanno lì la notte ma proprio per questo non avrebbero nessun interesse a tanta visibilità.

Il consigliere Vito Margherita, che nei giorni scorsi aveva presentato un’interrogazione in tal senso, ha chiesto l’intervento prima della polizia municipale e poi di un’ambulanza. Un uomo, infatti, manifestava chiari segni di infermità fisica ed è stato condotto in ospedale, insieme ad altri due per accertamenti sanitari.

Come abbiamo anticipato nei giorni scorsi il comune di Caltanissetta avrebbe avanzato la richiesta di uno sgombero al Prefetto della struttura. Il problema è che Pian del lago palma bruciataparliamo di almeno un centinaio di persone che per la legge italiana in buona parte avrebbero diritto a un minimo di assistenza. Disperati in fuga da guerre e carestie, da persecuzioni, da lotte di religione, dalla fame. Molti dei migranti che dormono e vivono all’aperto a pian del Lago fanno parte di queste categorie. Altri sono i nord africani dell’emergenza nord Africa, il cui permesso è scaduto dopo un anno. Solo il governo Monti poteva immaginare che sarebbero andati via tranquillamente dandogli 500 euro per il biglietto. Ma andare dove?

Fino a pochi anni fa c’erano diverse strutture di ospitalità per migranti a Caltanissetta. Dalla casa di accoglienza di PAdre Alessandro Giambra all’Istituto Testasecca, solo per fare due esempi concreti. La presenza di tali strutture aveva un doppio vantaggio. Oltre all’accoglienza vera e propria, consentiva di conoscere il fenomeno, evitare eccessi e soprattutto fare i censimenti. Da quando sono chiuse queste esperienze e progetti non sappiamo più chi vive a Caltanissetta, quati sono i migranti, dove vivono, se hanno o meno una casa, di quale nazionalità sono e tutto il resto che ne consegue.

skate park occupatoInutile adesso gridare “sicurezza sicurezza”, o a chi fa comodo, “fuori da pian del lago” o addirittura da “Caltanissetta”. Non abbiamo, anche a volerlo, forze necessarie per imporre tale ordine, aldilà delle opinioni sulla sua giustezza o meno. Insomma non ce lo possiamo permettere. Del resto la presenza di migranti è legata al CARA di Pian del Lago e quando è stato minacciato il suo ridimensionamento tutta la città ha fatto fronte comune per difendere la struttura, le economie di scala che porta e i posti di lavoro.

Quindi che fare? l’unico dato è che un eventuale sgombero dovrebbe forse essere accompagnato da un minimo di soluzioni alternative. Altrimenti l’ordine pubblico e la sicurezza percepita dei cittadini diminuirà anziché  aumentare. Centinaia di migranti, come già del resto accade ma in proporzioni minori, si riverseranno nelle campagne, nelle ville abbandonate o non abitate, spingendosi sempre più verso quel benessere che agognano. Ma senza servizi, integrazione, cultura, progetti, persone, tale cammino potrebbe riservare brutte sorprese ai nisseni.

 

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