Il vicepresidente del Csm,Vietti: "Tempi giustizia fondamentali per uscire da sistema da terzo mondo".

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I tempi della Giustizia, una possibile riforma del settore, depenalizzazione di reati nel penale e ricorso a risoluzioni extragiudiziarie delle controversie nel civile. Sono alcuni dei temi trattati nel convegno tenutosi a Caltanissetta, giovedì pomeriggio presso la Camera di Commercio industria e artigianato, dal Vicepresidente Michele Vietti - vicepresidente CSMdel CSM, Michele Vietti, con il capo della DNA, Franco Roberti, il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari e il capo dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella. A introdurre i lavori il presidente della Cciaa, Antonello Montante.

Il vicepresidente del CSM, Michele Vietti, tra i problemi enormi della giustizia ha citato, come detto, i tempi irragionevoli della giustizia. “La risposta di giustizia deve essere rapida e il processo di promo grado deve avere un limite temporale”, ha detto, aggiungendo che “il problema delle esecuzioni è un dramma”, riferendosi alle esecuzioni dopo la sentenza passata in giudicato, dove nella maggior parte dei casi la vittima non troverà più nulla dei beni o degli interessi che soddisferanno il giudizio ottenuto in suo favore. E per questo Vietti dice che “non conta più la cosa ‘giudicata’, perché alla fine del processo non c’è più nulla per il creditore. Quindi è meglio rinunciare al totem della cosa giudicata e definitiva per qualcosa di meno definitivo ma che consente di soddisfare le esigenze di giustizia in un tempo ragionevole. Il tempo delle risposte di giustizia è fondamentale per uscire da questa Giustizia da terzo mondo”, ha concluso Vietti.

Nel primo giro di interventi ha preso la parola il Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti.

“Funzionamento della giustizia e contrasto alle mafie – l’incipi dell’intervento del procuratore DNA – Una giustizia che non funziona non è solo fattore di mancato sviluppo, ma è innanzitutto un grande regalo alle mafie di ogni genere. Esse si ingrassano con la giustizia che non funziona. E non mi riferisco alla giustizia penale e antimafia, perchè quella funziona”.

“Ci può essere diversità di interpretazione tra un tribunale del nord e uno del sud – spiega Roberti – ma si vanno appianando. Io ho coordinato una riunione di procure tra Bologna e Venezia sulla mafia calabrese che si è dislocata in Emilia e tende a diramarsi in Veneto e Triveneto. Di questo si parla nei confronti con i colleghi per cercare il coordinamento e scambio di atti”.

“E in questo il CSM ha fatto molto e la scuola superiore della magistratura sta facendo molto per diffondere la cultura della prova in tema di processi di mafia. Non è vero che non si fa niente, quindi, ma il più grande regalo alle mafie è il mancato funzionamento della giustizia ordinaria. La giustizia penale dell’antimafia fa processi, adotta le confische per centinaia di milioni di euro, ha degli strumenti, ma la giustizia ordinaria giudica sui reati che sono spia dell’agire di associazioni mafiose, che rimangono competenza del giudice ordinario o monocratico. Lì il problema c’è, si crea.

Quando Vietti propone una riforma del processo strutturale, non è più sostenibile un processo ibrido che in appello, dopo che in primo grado si è formata la prova, in appello si riproponga tutto il quadro probatorio. Il ventre molle della giustizia penale è l’appello, è lì’ il collo di bottiglia dove si fermano i processi. Mi sono avvilito nel vedere che il 50% dei processi che la Procura istruiva nei tempi previsti con spese notevoli, perchè le indagini su edilizia, rifiuti e urbanistica sono processi che costano per istruirli, sono finiti in prescrizione. Quello è il vero buco nero della Giustizia in Italia”.

“Cosa fare? – si chiede il procuratore della DNA, Franco Roberti, in conclusione del primo intervento – Il discorso vale per il penale e il civile. Serve ridurre la domanda, con procedimenti deflattivi e di depenalizzazione nel penale, ridurre la domanda e migliorare efficenza della risposta.

Cifre significative. Quanti processi arrivano in Cassazione? ne arrivano 50 mila. Alla Cassazione penale 8 mila. Allora come vogliamo che la Cassazione sommersa da ricorsi eserciti la funzione? Bisogna deflazionare anche il reato”.

Quindi nuovamente l’intervento del Vicepresidente del CSM Vietti.

Alfredo Morvillo“Rendiamo giustizia in tempi irragionevoli – ha detto il vicepresidente dell’organo di autogoverno della magistratura, Vietti – questo ci fa oggetto delle sanzioni da parte dell’Europa”, ha detto l’ex senatore e professore universitario, durante la presentazione del suo libro sulla giustizia.

“Nel penale bisogna portare fuori dal processo alcuni tipi di reati, in parte con depenalizzazione e in parte ricorrendo ai riti alternativi, nel civile bisogna portare fuori dal circuito giudiziario una serie di controversie”, aggiunge Vietti. Il viepresidente del CSM è anche intervenuto sullo sciopero di sei giorni dell’avvocatura Nico Gozzo - Procuratore Aggiunto CLnissena per sensibilizzare proprio il CSM sui numerosi trasferimenti di magistrati, dieci su tredici in organico, che hanno paralizzato la Giustizia civile nel distretto nisseno ed ha assicurato che la “pratica” sarà all’attenzione del CSM.

 

 

 

 

 

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