Il viaggio di Natalia arrivata a Butera dopo fuga dall’incubo di Zaporizhzhia

Dopo un viaggio di 48 ore da Zaporizhzhia in Ucraina fino a Butera, in provincia di Caltanissetta, Natalia Mashchenko, 61 anni, ha riabbracciato la figlia Viktoria e dopo sei mesi il figlio Igor. E’ stato un viaggio della speranza per la donna, che ha visto dalla finestra di casa sua a Zaporizhzhia l’esplosione dell’aeroporto internazionale nel cuore della notte di lunedi’ scorso; un lungo viaggio fatto con due valigie, e, dentro queste, gli oggetti piu’ cari e i sogni lasciati in Ucraina. Preferisce non parlare.

Ancora e’ sconvolta delle 24 ore sul treno della speranza, che rallentava la corsa ogni volta che risuonava la sirena dei

bombardamenti e faticava a raggiungere il confine con la Polonia. Natalia sbircia di continuo il cellulare perche’ nella terra dove scorre rabbia e dolore ci sono le sue amiche. Parla con una di loro, si distrae giocando con il nipotino di cinque anni, che ha visto crescere giorno dopo giorno attraverso le videochiamate con il cellulare. “Quando e’ scoppiata la guerra nel Donbass non ci siamo piu’ viste – racconta all’AGI la figlia Viktoria, da anni italiana perche’ ha sposato un imprenditore di Butera – non sono potuta

andare piu’ nel mio paese. Era da anni che non la abbracciavo”. Dopo il bombardamento dell’aeroporto la figlia ha quasi implorato la madre: “Non voleva venire – racconta oggi – ma le ho spiegato che non c’era altra scelta. Nel giro di poche ore le ho organizzato il viaggio. Ora e’ dispiaciuta per cio’ che ha lasciato, le foto ricordo di una vita, il lavoro”.

In Italia e’ arrivata nella notte tra mercoledi’ e giovedi’ scorsi, quando l’aereo giunto dalla Polonia e’ atterrato a Palermo perche’ a Catania c’erano raffiche di vento. Nel momento in cui i passeggeri hanno messo piede nello scalo, sono stati accolti da un lungo applauso da parte di chi era all’interno

dell’aeroporto. Natalia Mashchenko, con il cuore russo perche’ il padre era originario del paese che ora ha dichiarato guerra all’Ucraina, sbircia nelle valigie. Piange pensando a cosa ha lasciato in casa e non sa se un giorno potra’ riaverlo. Guarda la figlia con gli occhi dell’incertezza del momento: “Tra due mesi ritorno li’ per vedere le cose come vanno”. E la risposta e’ secca: “Poi si vedra'”. Igor, con una laurea in legge e da sei mesi a Butera, racconta degli amici che hanno imbracciato le armi. Prima di partire dall’Ucraina, ha cercato di sostenere le associazioni dei combattenti facendo realizzare tutto l’abbigliamento per andare in trincea. Lascio’ la sua terra perche’ non c’era lavoro; oggi vuole tornare in patria. (AGI)

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