Il paragone tra Falcone e Marino. Linguaggio e disagio di un sindaco sotto assedio

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(di Alberto Sardo) Da “una nuova visione della città partecipata” al refrain: “…dopo anni di degrado..”, il passo è breve, sebbene il salto politico  enorme. Si passa dalla proposta all’attacco politico dal fortino in stato d’assedio. Come si possono coinvolgere i cittadini in una nuova visione di città, bollando tutto ciò che c’è stato in passato come “tempo perduto”?

Hanno diverse caratteristiche in comune il comunicato del 3 ottobre con cui il sindaco Giovanni Ruvolo rispondeva alle opposizioni intenzionate a presentare la sfiducia, e il post su Facebook del 10 ottobre del sindaco di Caltanissetta a difesa del sindaco della Capitale, Ignazio Marino, il cui isolamento è paragonato a quello di Giovanni Falcone. Il tratto distintivo è un nervosismo che mal si coniuga con la narrazione di una città vivace che ha avviato il percorso della partecipazione. Il tratto comune è il linguaggio da stato d’assedio che emerge nella comunicazione del sindaco delle ultime settimane.

Ruvolo legittimamente difende il sindaco di Roma, ma è iperbolico quando attacca “giornalisti nani”, complottisti “burattinai”, fino ad arrivare a paragonare l’isolamento del sindaco di Roma, Marino, a quello creato ad arte attorno al magistrato ammazzato dalla mafia, Giovanni Falcone. Un accostamento spericolato e senza alcun aggancio con la realtà.

Che molti speculino sulla vicenda di Marino è indubbio, e costoro hanno nomi e facce ben in vista.

Tornando al comunicato del tre ottobre, mi chiedo come faccia il sindaco a coinvolgere i cittadini parlando al contempo di “una città (in passato, ndr) chiusa in una cappa di assoluto grigiore e di silenzio opprimente che impegnano l’amministrazione a un serrato lavoro di recupero del lungo tempo perduto”. Come si fa a rivitalizzare degli zombie? si crede davvero che riportare all’anno zero una città in realtà abbastanza viva, magari sotto traccia, nei suoi corpi intermedi e nella promozione della cultura, possa produrre un rilancio e non già mortificare le forze sane radicate da anni?

Una foga, quella del sindaco Ruvolo, che lascia intendere comunque un disagio vissuto anche in prima persona. Come del resto era già emerso negli ultimi comunicati dell’Amministrazione.

“I cittadini nisseni ben sanno il lavoro che viene quotidianamente svolto, valorizzando la loro partecipazione e i loro suggerimenti per cambiare finalmente una città che per decenni è stata considerata un’appendice di gruppi di potere avulsi dalla città”, scriveva Ruvolo il 3 ottobre in risposta all’opposizione.

I nisseni lo sanno dice Ruvolo che oggi sulla stessa scia scrive: “si può comprendere bene che Marino sia stato lasciato solo dopo una serie di attività che lo hanno portato a contrastare i poteri forti che spaziano dalla gestione dei rifiuti fino a mafia capitale. Marino è, per me, una vittima di un sistema che si circonda di servi sciocchi che si muovono nell’ambito del giornalismo di bassa lega, da quella parte del mondo delle professioni svilite ed alla ricerca di continui benefici o di frustrati che pontificano da dietro le persiane. Attorno a pochi burattinai ruota un mondo di nani e tutti rappresentano quel circo delle apparenze che continuano a tutelare il bene di pochi a scapito del bene comune”. E’ evidente che Ruvolo non parla solo di Roma, quando si riferisce al mondo delle professioni o ai frustrati che pontificano da dietro le persiane.

Il parallelismo non voluto tra sé e Marino, manifesta un malessere da parte del sindaco Ruvolo che politicamente andrebbe raccolto, di certo non sottovalutato. Su tanti servizi a valenza economica, concessioni di servizi e concessioni di autorizzazioni, sull’organizzazione dei dirigenti e della macchina amministrativa, sugli incarichi, la Giunta Ruvolo non ha scoperto le carte che consentirebbero eventualmente ai cittadini, una volta consapevoli, di creare quel cordone protettivo che il sindaco di Caltanissetta auspica che i romani stringano intorno a Marino. Si “scoprono” le malefatte solo quando riguardano gli altri: la Regione, le discariche, ma mai guardando in casa nostra.

Rischia di essere improduttivo il racconto di un’impersonale partecipazione (“convoco i cittadini”), se questa viene poi smentita da comitati di quartiere, associazioni e attori della società civile. Basta citare i casi del Parco Balate e del Giardino della legalità di San Luca. A San Luca al posto dei fiori hanno buttato argilla che si è pietrificata. A Balate, dove servono interventi di conservazione e piccole opere per la fruibilità, si intende gettare argilla che non serve. La CMC è sicuramente un soggetto “forte”, il sindaco potrebbe iniziare da lì un importante lavoro per ottenere opere di compensazione coerenti con il suo programma e non finanziamenti per iniziative, sia pur belle.

Ruvolo si spinge al paragone tra Marino e Falcone, mostrandosi egli stesso sotto assedio. Il post di sostegno a Marino, infatti, è infarcito di numerosi riferimenti alla propria biografia politica.

“Il lavoro fatto da una parte della società malata – scrive Ruvolo – ha voluto minare la credibilità di Marino per isolarlo, per minare la sua credibilità. Così come ha fatto la mafia con Falcone. Non sono pericolosi i burattinai ma i nani che da certe redazioni o salotti screditano di fronte a cittadini troppo distratti. Il cambiamento passa dalla partecipazione. Senza il cordone di protezione di una cittadinanza responsabile nessuna azione politica o amministrativa potrà cambiare il volto delle nostre città e della nostra meravigliosa Patria”.

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