Il Movimento 5 Stelle sul Sant’Elia: “Ospedale depotenziato, cancellati i servizi previsti”

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il consigliere M5S Giovanni Magrì

In merito alle preoccupazioni dei cittadini nisseni riguardanti le problematiche sul declassamento del nosocomio nisseno, l’assemblea del Movimento 5 Stelle, in uno degli ultimi incontri, ha attentamente esaminato la programmazione ASP, annunciata nel 2017.

Si dovevano istituire nel P.O. Sant’Elia:

– chirurgia maxillo facciale (con 8 posti letto);

– chirurgia plastica (con 8 posti letto);

chirurgia toracica (con 8 posti letto).

Tenuto conto del numero massimo di posti letto previsti dalla normativa, il numero di posti letto necessari ai nuovi servizi dovevano essere reperiti dalla riduzione di posti letto in altri reparti già esistenti.

Il presidio ospedaliero S. Elia, nella programmazione della rete ospedaliera regionale dell’attuale governo, è stato classificato come  DEA di secondo livello, per fornire nuove e più specialistiche prestazioni.

Nella programmazione regionale 2018 le unità operative di chirurgia maxillo facciale e chirurgia plastica risultano, invece, cancellate, mentre l’unità di chirurgia toracica vede ridotta da 8 a 4 i posti letto previsti.

Quindi, a fronte dell’attuale programmazione che prevede per il presidio ospedaliero S. Elia la costituzione della DEA di secondo livello, di fatto vengono poste in essere le condizioni per il depotenziamento dello stesso presidio ospedaliero anche a causa dell’istituzione di nuove unità operative di Emodinamica presso altri presidi che fanno parte del territorio servito da Caltanissetta (Enna, Nicosia).

Come conseguenza ciò potrebbe determinare lo spostamento dell’unità operativa di Emodinamica presso il presidio ospedaliero Vittorio Emanuele di Gela (città tra l’altro già ben servita dall’unità operativa di Emodinamica presente presso il Presidio ospedaliero “Gravina” di Caltagirone raggiungibile in circa 25 minuti di auto).

Intervento, quest’ultimo, che potrebbe comportare un peggioramento della qualità dell’attività di emodinamica.

Come ormai da anni sostenuto dalle società scientifiche cardiologiche, infatti, è previsto che ogni emodinamica esegua un numero di almeno 400 procedure annuali perché venga considerata sufficientemente idonea a svolgere tale attività. Sulla scorta di tale valutazione le normative vigenti prevedono una unità di emodinamica per un bacino di utenza di 300.000 – 600.000 abitanti.

Attualmente afferisce presso l’unità di emodinamica dell’ospedale S. Elia un bacino di utenza che comprende la provincia di Caltanissetta, di Enna e parte del territorio limitrofo delle Madonie e di Agrigento, pari a circa 600.000 abitanti. Pertanto l’attività svolta dall’emodinamica del S. Elia risulta coerente con quanto raccomandato per il mantenimento del più alto profilo professionale degli operatori al fine di garantire la miglior assistenza (effettua circa 1200 interventi l’anno)

Come è facile comprendere, l’apertura di due nuove unità operative di emodinamica sarebbe certamente lesiva della qualità dell’assistenza sanitaria, oltre che costituire un costo non indifferente per i contribuenti, a fronte del previsto piano di rientro della spesa sanitaria regionale.

Si rileva ad oggi:

– che presso il presidio ospedaliero S. Elia il reparto di cardiologia, Unità Operativa Complessa sotto la guida di un unico direttore, ha potuto gestire sia l’Unità Operativa Semplice di UTIC che di Emodinamica;

– che il dirigente medico Francesco Scardaci dell’Unità Operativa di Emodinamica, ha presentato richiesta di mobilità presso altra sede e che non si è proceduto alla sua sostituzione per tempo sebbene le date di fine mandato e di nuovo incarico fossero certe e, a causa della carenza di personale, di fatto il servizio viene reso in forma largamente ridotta rispetto alla potenzialità del reparto (ciò ha addirittura portato alla chiusura temporanea del servizio seppure per un solo giorno).

– Della necessità di ridefinire la pianta organica delle Unità operativa di Cardiologia, in quanto, palesemente sottodimensionata rispetto al bisogno del territorio e del carico di lavoro. Infatti la pianta organica prevede ben 11 medici cardiologi, mentre in realtà attualmente sono in 5, di cui uno assente per congedo parentale e uno per malattia. Da 11 che sarebbero dovuti essere, oggi lavorano solo in tre.

È assai evidente, quindi, che sono del tutto insufficenti a coprire tutti i turni lavorativi.

Queste gravi criticità, sono state abbondantemente segnalate alla direzione generale, senza alcun risultato.

–  che l’unità di cardiologia non ha un direttore da oltre 5 anni e da allora si è affidata la sua gestione in maniera “temporanea” al direttore dell’U.O. di Cardiologia di Gela e da poche settimane, cessato il suo incarico, a un dirigente medico facente funzione di responsabile.

– che il personale di tutte le categorie funzionali ha ripetutamente richiamato l’attuale governance alla necessità di provvedere alla soluzione della problematica inerente la carenza di personale che comporta lo svolgimento di turni “massacranti” (72 ore continuative);

– che risulta chiuso l’ambulatorio di ecocardiografia e che il servizio viene assicurato presso la struttura pubblica di Gela.

– che l’attuale governance ha reso note le attività “burocratiche” poste in essere per la soluzione dei problemi sopra evidenziati, consistenti nella indizione di procedure di mobilità e successivi concorsi.

Per quanto evidenziato, ci si chiede come sia possibile confidare nella effettiva volontà dell’attuale Governo regionale di assicurare il mantenimento delle caratteristiche di DEA di secondo livello del presidio ospedaliero S. Elia, a fronte di un depotenziamento e della cancellazione dei servizi previsti.

Si nutre pertanto una seria preoccupazione circa l’ennesima riforma messa in campo, ad arte, per favorire, a scapito della qualità dell’assistenza sanitaria e del contenimento della spesa pubblica:

– interessi economici mediante la fornitura delle apparecchiature necessarie alle nuove U.O.;

– interessi politici di natura elettoralistica, mediante la promessa di nuove assunzioni.

A conclusione dell’ incontro, l’assemblea si è riservata di stabilire ulteriori modalità di sostegno per la risoluzione delle problematiche discusse, decidendo di inviare quanto emerso ai portavoce regionali, in particolare a coloro che fanno parte della Commissione Sanità.

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