Il duplice omicidio di contrada Deliella. Il pastore rumeno accusato di omicidio in concorso dice di aver agito da solo

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Ha confessato di avere ucciso i fratelli Filippo e Calogero La Monaca, di avere bruciato il corpo di uno e fracassato il cranio dell’altro, nel fondo agricolo di contrada Deliella. Florin Scurtu, il rumeno fermato sabato scorso dai carabinieri di Caltanissetta e raggiunto martedì dall’ordinanza di convalida del fermo emessa dal Gip Valentina Balbo, ha confessato le proprie responsabilità. Tuttavia l’indagine non è ancora conclusa e il capo d’accusa nei confronti del pastore 22enne (difeso dall’avvocato Giovanni Di Giovanni) al momento è di omicidio in concorso. Non si può ancora escludere che il giovane possa avere agito con la complicità di qualcun altro rimasto ignoto. Il Gip nel valutare la sussistenza delle esigenze cautelari scrive che “al di là della presenza o meno di altri complici lo Scurtu si è comunque reso protagonista di un duplice omicidio commesso attraverso la lapidazione a mani nude nei confronti di due persone anziane”. Modalità che denotano nell’indagato “una pericolosità al di fuori di ogni fervida immaginazione” a cui si aggiunge il concreto pericolo di fuga.

I carabinieri del Comando provinciale di Caltanissetta e del Nucleo investigativo hanno stabilito con certezza che fino alle quattro del pomeriggio di domenica 14 giugno i due fratelli fossero vivi. A quell’ora uno di essi aveva parlato al telefono con un amico che il giorno dopo lo avrebbe raggiunto in casa per dei lavori. Analizzando a posteriori le celle telefoniche agganciate dal cellulare del presunto assassino, il duplice omicidio sarebbe avvenuto tra le 16,20 e le 17, fascia oraria in cui Scurtu si trovava sul luogo del delitto; orario del decesso confermato anche dal medico legale che ha compiuto l’esame sui corpi. Dopo aver ucciso Calogero e Filippo La Monaca si sarebbe allontanato per poi tornare sul posto poco prima delle 18 per bruciare il cadavere di Filippo La Monaca e occultare quello di Calogero in un casolare a circa cento metri di distanza. L’orario è confermato dalle sorelle dei La Monaca che hanno udito il boato prodotto dallo scoppio del fuoristrada Toyota dato alle fiamme. Le due donne che abitano in una campagna poco distante pensavano si trattasse di qualche colpo di fucile sparato da cacciatori della zona, non immaginavano che si era appena consumato l’omicidio dei fratelli.

Dall’indagine emerge che i fratelli temevano di subire furti nell’azienda agricola e che in passato c’erano stati contrasti per il pascolo non autorizzato sui loro terreni con una persona che aveva interesse ad acquistarli. Questa persona non era Florin Scurtu, il quale è un giovane pastore che lavorava nell’ovile di un italiano e non poteva certo avere velleità personali di acquistare quei terreni. Al giudice per le indagini preliminari ha riferito di aver agito per paura di ritorsioni da parte dei La Monaca che non tolleravano il pascolo abusivo sui propri terreni. Per questo avevano avuto un alterco il giorno prima.

Sul luogo del delitto i carabinieri hanno trovato abbondanti pozze di sangue e alcune pietre con tracce ematiche, in particolare un grosso masso con cui è stato brutalmente assassinato Filippo La Monaca prima di essere trascinato per circa cento metri e abbandonato in una stalla. L’omicida però ha compiuto più di un errore che non è passato inosservato ai carabinieri che hanno subito messo in sicurezza la scena del delitto. Innanzitutto ha lasciato le proprie tracce di sangue miste a quelle di una delle vittime sulle quali i Ris di Messina hanno isolato il Dna; pochi giorni dopo è tornato sul luogo del delitto abbandonando lo scooter con cui era solito muoversi dandolo alle fiamme. A bordo di quello scooter Peugeot era stato ritratto dalle immagini di video sorveglianza di alcune aziende agricole della zona. Quando i carabinieri hanno perlustrato un ovile nelle vicinanze del luogo del delitto vi hanno trovato Scurtu e non hanno avuto dubbi che si trattasse dello stesso giovane ritratto dalle telecamere a bordo dello scooter. Da qui gli investigatori guidati dal colonnello Baldassare Daidone comandante provinciale dei carabinieri e dal tenente colonnello Alessio Artioli, comandante del Nucleo investigativo, hanno iniziato a stringere il cerchio su Florin Scurtu chiedendo alla Procura di mettere sotto intercettazione il suo telefono.

L’ordinanza di convalida contiene numerosi omissis. Si tratta della convalida di un decreto di fermo di indiziato di delitto, una misura pre-cautelare. Le indagini non sono ancora chiuse.

 

 

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