Il collaboratore di giustizia Pietro Riggio: “La mafia voleva uccidere Alfonso Cicero”

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l'ex presidente Irsap, Alfonso Cicero

La mafia voleva uccidere Alfonso Cicero: dava fastidio a Montante. Vincenzo Arnone aveva questa questione da risolvere e riferì a Riggio di parlarne con Carmelo Barbieri perché se necessario si poteva arrivare alla situazione più estrema, cioè uccidere Cicero. Questo quanto emerge dalle dichiarazioni rese da Pietro Riggio, ex uomo d’onore di Cosa nostra e adesso collaboratore di giustizia, che dopo l’operazione “Double Face” ha continuato a rendere dichiarazioni ai magistrati nisseni. Nel corso del processo che si celebra con il rito ordinario nei confronti di 17 imputati, sono stati acquisiti i verbali in cui sono contenute le dichiarazioni di Riggio. Uno di questi verbali porta la data successiva all’operazione condotta dalla Squadra Mobile dell’8 giugno 2018 e riguarda le dichiarazioni rese dal pentito di mafia al procuratore aggiunto Gabriele Paci.

“C’era la necessità – afferma Riggio – di dare una lezione ad Alfonso Cicero, perché stava dando fastidio ad un amico nostro”. Riggio riferisce ai magistrati di un colloquio avuto con Vincenzo Arnone, capomafia all’epoca della famiglia di Serradifalco. “Gli chiesi chi fosse l’amico cui Cicero avrebbe recato nocumento ed Arnone glissò sul nome, dicendo che non era importante che io lo sapessi. A quel punto mi imputai, dicendomi che se voleva che io mi fidassi di lui non poteva tacere il nome della persona che a suo dire Cicero danneggiava. Mi disse che la persona era Montante, che Cicero osteggiava avversandolo nelle politiche industriali che quest’ultimo voleva attuare, senza però entrare nel dettaglio. A quel punto dissi ad Arnone che mi sarei dato da fare nel senso da lui indicatomi. Cicero peraltro mi era stato in passato descritto come una persona corretta, che non scendeva a compromessi”. “Parlai con Barbieri (Carmelo, ndr) riferendogli l’oggetto del colloquio avuto con Arnone. Lo incontrai a casa sua a Resuttano, una domenica, era il 6 luglio 2008. Barbieri mi disse che dovevo dare seguito alla richiesta di Arnone, perché ne avremmo avuto sicuramente un “ritorno”, sia io, per la mia nomina a rappresentante, che la nostra famiglia. Mi disse che se avessi avuto bisogno di qualcosa non avevo far altro che chiederglielo, la cosa mi lasciò di sasso perché compresi che intendeva con ciò dirmi che avremmo potuto arrivare alla situazione più estrema, cioè uccidere Cicero, in tal senso interpretai il suo mettersi a disposizione. Due giorni dopo, l’8 luglio 2008, venni arrestato e subito cominciai a collaborare.

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