Il caso del migrante positivo al covid trasferito a Caltanissetta. L’assessore Razza chiama fuori la Regione e chiede al Governo un protocollo urgente

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A Caltanissetta venerdì mattina per l’inaugurazione del nuovo parcheggio dell’ospedale Sant’Elia (“è un passo avanti per una grande struttura ospedaliera che ha bisogno di servizi logistici adeguati”), l’assessore alla Salute, Ruggero Razza, spiega cos’è accaduto dal punto di vista della Regione in questa infuocata settimana di agosto sul fronte della gestione sanitaria del fenomeno migratorio dopo il caso del migrante trasferito a Caltanissetta senza precauzioni salvo poi scoprire che era positivo al coronavirus (al termine dello screening su tutti i migranti arrivati i positivi saranno 8, poi trasferiti a Palermo, ndr.).

Nessuna inchiesta sarà aperta dalla Regione: “Da chi dovrebbe essere avviata? Da chi li ha spostati? Quindi certamente non dalla Regione” spiega Razza rispondendo indirettamente al sindaco di Caltanissetta Roberto Gambino che aveva chiesto un’indagine interna a Razza e Musumeci.

“E’ successo che l’autorità non ha consentito di compiere gli adeguati accertamenti – spiega l’assessore -. Per fare un tampone a un migrante prima dev’essere identificato. Nel caso specifico è stato trasferito a un luogo di quarantena senza identificazione probabilmente, o comunque senza consentire l’esame del tampone. Noi abbiamo introdotto l’obbligo del tampone su tutti i migranti e per realizzarlo è necessario che da parte dell’autorità di pubblica sicurezza siano compiuti i passi indispensabili per consentire di processare un tampone a meno che non si pensa che si possa fare un tampone a cento migranti senza conoscere la loro identificazione mischiando i risultati”.

Quanto accaduto a Caltanissetta diventa quindi paradigmatico di quanto accade in queste settimane in Sicilia in assenza di un protocollo da parte del Governo per la gestione sanitaria del fenomeno migratorio in tempo di pandemia.

“Chiediamo al governo un po’ di rispetto in più e di avere cura dell’emergenza sanitaria in atto perché sono centinaia i migranti positivi tra i circa 9 mila arrivati sulle coste – spiega Razza -. E’ tempo di capire che un protocollo sanitario non è più rinviabile e che strutture con centinaia di migranti sono difficili da controllare e che lo Stato ha dimostrato di avere difficoltà anche ad impedire che queste persone scappino dai luoghi di assistenza. Allora ognuno si faccia un bagno di umiltà e la Regione faccia la Regione e lo Stato lo faccia Stato”.

In questa direzione il Viminale intanto ha deciso di accantonare i test sierologici e fare i tamponi a tutti i migranti all’atto dello sbarco.

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