Il capo centro della DIA: “Stragi decise prima di sentenza Maxiprocesso. Oggi mafia insofferente verso Messina Denaro”

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“Le stragi del 1992 sono avvenute dopo la sentenza definitiva del Maxiprocesso ma Riina e il gotha di Cosa nostra in qualche modo avevano già prefigurato la possibilità che la Cassazione condannasse tutto il vertice di Cosa nostra. Questo Riina lo realizzò nel momento in cui vide che il processo fu assegnato ad una sezione della Corte di cassazione che non era quella che lui sperava o si immaginava”. Lo ha detto a Voci del Mattino, su Radio1 Rai, il colonnello Giuseppe Pisano, capo del Centro operativo della Dia di Caltanissetta.

“Le riunioni che preludono alla prosecuzione delle stragi, infatti, precedono la sentenza del 30 gennaio 1992 – ha aggiunto -. Riina aspettò l’esito del Maxiprocesso sia per evitare che gli fosse rimproverato di aver attuato una strategia stragista prima, per orientare il procedimento, sia per evitare che montasse una sorta di dissenso interno. La risposta stragista scattò immediatamente dopo quella sentenza, come a voler partire con una strategia di attacco per evitare poi di doversi difendere all’interno dell’organizzazione”.

DIA CALTANISSETTA “CRESCE INSOFFERENZA VERSO MESSINA DENARO”

“Nei confronti di Matteo Messina Denaro, a Castelvetrano, oggi, c’è un atteggiamento non omogeneo”. Lo ha spiegato a Voci del Mattino, su Radio1 Rai, il colonnello Giuseppe Pisano, capo del Centro operativo della Dia di Caltanissetta. “Sicuramente, oltre a tutti i suoi familiari, c’è una serie di personaggi che ancora spalleggiano, venerano e sostengono la sua latitanza – ha aggiunto -. Ma all’interno dell’organizzazione mafiosa c’è anche un movimento d’opinione che manifesta una certa insofferenza, che mal sopporta l’assenza o quantomeno la mancanza di interventismo del boss. Si sentono in qualche modo abbandonati, lasciati a se stessi e gli imputano di pensare soltanto a raccogliere risorse che servono alla sua latitanza, che si dice essere dorata, senza occuparsi di far star bene il suo ‘esercito’”.

fonte (Italpress)

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