I particolari dell’omicidio. Gozzo, “Come un giallo di Sciascia, ma è realtà, intuizione unica da investigatori”

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foto 1 (9)“Sarebbe una vicenda da romanzo di Sciascia, o di Camilleri, ma è realtà”. Così il procuratore aggiunto di Caltanissetta, Domenico Gozzo, ha aperto la conferenza stampa per presentare i risultati dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Stefano Di Francesco, quale autore dell’omicidio del figlio Pietro, morto carbonizzato mentre era ancora in vita, stordito da un colpo di vanga.

“Parliamo – spiega Gozzo – di elementi che ci fanno sostenere con ragionevole certezza che ci sia stato un omicidio e che il povero Pietro Di Francesco sia stato ucciso dal padre Stefano. Ci sono molti tasselli di una costruzione progressiva di quella che è diventata una congenie di elementi a suo carico”.

“Il morto – ha spiegato Gozzo – era dentro l’auto bruciata, piena di terra perché il padre con l’escavatore avrebbe tentato di buttare terra per spegnere l’incendio, senza sapere, a suo dire, che c’era il figlio dentro. Ma da subito due testimonianze hanno indirizzato l’indagine che con intercettazioni ha svelato una situazione familiare molto conflittuale quale possibile movente”.

Omicidio Di Francesco luogo delitto“Poi le indagini tecniche hanno scoperto, tramite l’autopsia fatta al Garibaldi di Catania, che il presunto suicida aveva un avvallamento nella scatola cranica, prodotto dall’uso di una vanga.

Fatto confermato dalla posizione del cadavere, non quella di una persona viva che si dà fuoco ma evidentemente di una persona priva di sensi o morta. Questi elementi non ci hanno fatto fermare. Abbiamo raccolto intercettazioni di familiari che facevano riferimento alla gestione dell’impresa con il padre, prima fallito e che poi voleva rientrare nella gestione. Quindi le liti erano con il figlio. L’intuizione unica, senza precedenti, sul presupposto che il padre fosse l’autore del presunto omicidio e avesse ancora cosa di dire al figlio, è stata di mettere una microspia davanti la tomba al cimitero dove inconsapevolmente il padre ha reso piena confessione. Per quanto era lui l’autore, era subentrato un grave stato di ansia”.

Gozzo raconta l’intercettazione ambientale del padre della vittima, davanti la tomba.

“Lo chiama con il soprannome da vivo, ‘cricchetto‘ , ‘che mi hai fatto fare, perché siamo arrivati a questo’. Questi ulteriori elementi hanno fatto scattate l’ordinanza di custodia cautelare. Sembrava un caso privo di ogni logica e difficile da risolvere e invece in meno di due anni lo abbiamo risolto”.

“Il figlio – spiega in conclusione il Procuratore Aggiunto Gozzo – temeva che il fratello potesse essere ucciso dal padre, manesco e bruto nei modi ed aveva affrontato il padre per dirgli di non toccare il fratello. Questo il retroscena che non è una vera e propria premeditazione”, ma traccia in modo più chiaro il movente e il contesto dell’omicidio.

Dopo il Procuratore Aggiunto, ha parlato in conferenza stampa il Tenente Colonnello del Reparto Operativo dei Carabinieri di Caltanissetta, Federico Reginato, che ha condotto le indagini sul campo.

“Quello che qualcuno voleva far passare come suicidio non aveva senso”, ha detto in avvio Reginato.

“La vittima, Piero Di Francesco, aveva due bambini piccoli e una moglie con cui andava d’accordo e anche una posizione imprenditoriale solida, quindi il suicidio era ipotesi residuale”.

“Chi ha dato fuoco all’auto, in realtà ha dato fuoco al corpo. Cosa che abbiamo subito inquadrato come intenzione di cancellare le tracce di una pregressa lite tra, e inscenare il suicidio”, spiega il Tenente Colonnello.

“Il padre – prosegue Reginato – è stato il primo a intervenire con l’escavatore per spegnere l’incendio dicendo che non sapeva della presenza del figlio. Ma l’esame autoptico dice che l’uomo era vivo, ma tramortito, dentro l’auto con una ferita importante nella zona cranica.

Abbiamo sentito un’infinità di testimoni per risalire alla situazione familiare e rilevare discrepanze. L’omicida, sei mesi prima aveva colpito a martellate il figlio alle ginocchia nel corso di un confronto degenerato in una rissa”, hanno spiegato infine gli inquirenti tracciando il profilo dell’assassino, il padre della vittima, Stefano Di Francesco.

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