I cento giorni, l’analisi di Rocco Gumina: “una svolta per evitare i pragmatici al governo”

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Sono già passati cento giorni dall’insediamento della giunta comunale guidata da Giovanni Ruvolo. Questo lasso temporale appare assai breve per valutare in profondità il futuro della realizzazione politica dell’amministrazione che unisce istanze civiche (Polo Civico-Patto Etico) e partitiche (Unione di Centro e Partito Democratico). Tuttavia, i “cento giorni” sembrano un periodo sufficiente per valutare come le aporie presenti nella proposta ruvoliana – e avanzate durante la campagna elettorale – hanno lasciato il posto ad una prassi amministrativa altrettanto contraddittoria. Infatti, la vittoria di Ruvolo è stata conseguita tramite l’annuncio elettoralistico di una rinascita della città di Caltanissetta da concretizzare tramite l’istituzione di una democrazia partecipata in grado di rappresentare realmente e in profondità le istanze, le speranze, i bisogni e i progetti dei nisseni. Tale presupposto è stato pubblicamente, efficacemente e sinteticamente smentito da una nota – a firma della quasi totalità dei consiglieri del Polo Civico-Patto Etico – di critica della recente nomina da parte del sindaco di due nuovi membri del consiglio direttivo del Consorzio Universitario nisseno.

In realtà, il “messianismo politico” di Ruvolo si è mostrato sin da subito come assai strano. Difatti, ancora non si comprende logicamente bene come possano coesistere al governo della città di Caltanissetta forze dichiaratamente antipartitiche (rappresentate dagli uomini del Polo Civico-Patto Etico più vicini a Ruvolo) con gruppi espressamente partitici e impelagati – in varia forma e misura – nel governo regionale e nazionale (UDC e PD). Probabilmente, l’unico modo di intendere l’atipica alleanza sta nel fatto che privo del sostegno dei partiti in passato tanto vituperati, Ruvolo non potrebbe amministrare la città.

Su tutto, però, in questi primi cento giorni di governo dell’amministrazione ruvoliana si manifesta la proposizione con relativa instaurazione di quella che largamente definirei come “religione politica” condotta dal novello sindaco. Su questo punto non bisogna fare confusioni. Infatti, non si tratta di una vicinanza del governo comunale a quello ecclesiale e nemmeno di una sudditanza del potere civile a quello religioso. Si tratta, invece, di una simbologia civico-politica avanzata con propositi emotivo-psicologici tipici delle esperienze religiose e capace, nell’attività politica, di sedurre la massa più che di far partecipare veramente i cittadini. I simboli di questa “religione politica” ormai diffusamente conosciuti fra i nisseni sono: 1) la passeggiata che ha condotto il neo sindaco a Palazzo del Carmine. Quasi una “marcia” comune che pare aver donato alla vittoria elettorale dei civici maggior peso, coloritura e spessore; 2) l’apertura dell’imponente “portone verde” dell’edificio comunale. Come se nel passato recente e remoto, nelle chiuse stanze del potere cittadino si nascondesse chissà quale tetro e non personificato disegno malefico da lasciare indisturbato nelle oscurità; 3) la messa a nuovo della fontana del “Tritone” in piazza Garibaldi, durata lo stesso tempo dei lavori per effettuarla; 4) la sistemazione e l’abbellimento degli spazi attigui al “Redentore” con relativa frapposizione di competenze e di rappresentanza; 5) la proclamazione senza se e senza ma della democrazia partecipata. Del tutto disattesa con la prassi governativa dei “cento giorni”; 6) la reciproca relazione positiva fra sindaco e comitati di quartiere, tanto da far pensare ad un quarto “partito” – appunto quello dei comitati di quartiere – a sostegno di Ruvolo; 6) il “culto” del capo che ha portato alla spaccatura del gruppo consiliare e del movimento politico del Polo Civico-Patto Etico. Si pensi al fatto che non tutti i consiglieri comunali civici hanno firmato l’articolo critico contro Ruvolo dopo le nomine del consiglio direttivo del Consorzio Universitario Nisseno; 7) la narrazione pubblica da parte del sindaco della visita inaspettata, presso il suo ufficio in comune, di un bimbo gioioso di vedere un “palazzo del potere” accessibile a tutti, persino ai più piccoli i quali devono essere lasciati liberi di andare dal primo cittadino. Sintetica raffigurazione della concezione paternalistica ed emotiva della politica dello stesso sindaco; 8) la presenza con relativa “benedizione” da parte del sindaco alla manifestazione pro pace fra Israele e Palestina. In questo caso la retorica volontaristica e onnicomprensiva di Ruvolo ha provocato una polemica che poteva essere facilmente evitata.

Questi punti appena elencati non sono del tutto negativi. Anzi, la quasi totalità manifesta una voglia di fare positiva e concreta da parte del nuovo governo cittadino. La questione è che siffatti sforzi, i quali conseguono risultati non in grado di far rinascere Caltanissetta, sono utilizzati dal sindaco Ruvolo come simboli e relativi riti sacralizzanti di un nuovo corso della storia del tutto diverso dal precedente. Dunque, nel progetto politico della nuova amministrazione la simbologia e il rituale vengono messi in campo per ridare un’anima ai nisseni la quale raffiguri la spinta decisiva per il cambiamento tanto sperato. In tal senso, al sindaco Ruvolo bisogna ricordare che nella democrazia partecipata l’istanza di cambiamento viene sempre dal basso e non può essere imposta dall’alto tramite simboli e riti. Se si dovesse realizzare la seconda ipotesi, più che di democrazia partecipata dovremmo parlare di un “totalitarismo mitigato” sostenuto, appunto, da una religione politica con a capo un sindaco/sacerdote. Se Caltanissetta non correrà questo rischio, sarà possibile grazie alla presenza nella coalizione che sostiene Ruvolo di partiti come l’UDC e il PD. Quest’ultimi hanno un approccio totalmente pragmatico al “politico” e perciò diverso rispetto ai civici. Alla lunga, suddetta differenza corroderà la “religione politica” ruvoliana. In tale opera, pare avvantaggiato il partito dei post democristiani rispetto ai dirigenti locali del soggetto politico renziano che ha aderito ai socialisti europei. Difatti, se il Partito Democratico nisseno è rallentato e ferito da spaccature intestine, l’Unione di Centro di Caltanissetta – nonostante un gruppo consiliare composito e disomogeneo – sembra allineata e coperta sotto la guida onnipresente dell’on. Gianluca Miccichè impegnato sia a gestire il suo territorio elettorale sia ad ascese di visibilità e di potere all’interno del suo partito. Partito che, impegnato in un’opera di ristrutturazione e rifondazione, si è dimenticato nella recente manifestazione “Costituente popolare” a Chianciano di coinvolgere i simpatizzanti dal basso e pertanto propone un popolarismo del III millennio fatto di dibattiti fra direttori di testate giornalistiche, ministri, imprenditori e star della TV. Tutto il contrario del popolarismo che l’Italia ha conosciuto lungo la quasi totalità del XX secolo.

Pertanto paradossalmente, se la sconfitta dei partiti UDC e PD (i quali alle comunali non hanno espresso un proprio candidato a sindaco) ha condotto alla “religione politica” del sindaco Ruvolo, l’implosione di quest’ultima riporterà i soggetti politici “pragmatici” alla totale amministrazione della città. Per evitare questo, i civici al potere dovrebbero trasformare, aggiustare e drizzare il tiro della loro azione; evitare di innalzare una simbologia politico/religiosa come proposta amministrativa e comprendere che senza il reale rinnovamento dei partiti la democrazia nissena e italiana non potrà mutare. Sono passati appena cento giorni. Resta ancora del tempo per cambiare rotta.

Rocco Gumina

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