I capannoni di Cosa nostra non li demolisce nessuno. Scatta la confisca per "u dutturi"

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Beni per 5,3 mlioni di euro riconducibili al dentista di Niscemi Giuseppe Amedeo Arcerito, ritenuto esponente di Cosa nostra, clan Madonia, e noto come “u Lumiaru” o “u Dutturi”, sono stati confiscati dalla polizia che ha eseguito un decreto emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Caltanissetta.
sequestro1Parte del patrimonio era intestato alla sorella, Rosaria Arcerito, e a suo marito, Calogero La Rosa.
Si tratta di un fabbricato a Niscemi, in contrada Ulmo, con un terreno di circa 100 are, di un’auto Audi A4, di un rimorchio agricolo e due trattori e un conto corrente bancario, gia’ sequestrati nel gennaio del 2013, e di sette capannoni, un fabbricato adibito dormitorio e un impianto di lavaggio all’aperto per mezzi industriali, formalmente intestati alla sorella e al cognato del boss.
Proprio i capannoni erano nelle preoccupazioni di Arcerito che la polizia ha intercettato in carcere mentre ne chiedeva informazioni.  Poi si è accertato presso il Comune di Niscemi, che i beni oggetto del sequestro avvenuto nel 2013, indicati dai collaboratori di giustizia come “i capannoni di Arcerito” erano strutture abusive, tant’è che, in data 7 novembre 2011, il Dirigente della Ripartizione Urbanistica del Comune di Niscemi ordinava la demolizione delle opere. Demolizione che però non è mai avvenuta. Anzi nel tempo i capannoni erano stati ingranditi, ampliati di ulteriori costruzioni, consistenti in capannoni, che analogamente verranno confiscati in forza del medesimo provvedimento.
 
Giuseppe Amedeo Arcerito, medico dentista con studio a Niscemi, era arrestato nel giugno del 2001 nell’ambito dell’operazione “Ricostruzione” e nel processo che ne era seguito era stato condannato dal Tribunale di Catania a 3 anni per associazione mafiosa e vari episodi di estorsione. Nel 2011 era stato nuovamente arrestato nell’operazione antimafia “Parabellum”.
La maggior parte dei beni oggi confiscati non risulta formalmente intestata ad Arcerito, sodale di Giuseppe Piddu Madonia. Alla confisca, presso presunti prestanome, si è quindi arrivati grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia niscemesi, Pitrolo Antonino e Chiavetta Giuliano, nonché del dichiarante Giugno Giancarlo e della dichiarante Pisano Giovanna, sorella del noto killer niscemese di cosa nostra Pisano Vincenzo.

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