Grasso al Senato cita Rosaria Costa. Ai mafiosi: "anche qua dentro". Commissione su stragi.

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Piero Grasso Presidente Senato“Bisogna superare le differenze per affermare con fermezza i nostri valori comuni e trovare un sentiero che si può ispirare alla fase costituente quando uomini e donne con idee diverse hanno dato vita a quella che è considerata una delle carte istituzionali più belle”. Ha iniziato così il suo discorso di insediamento il nuovo presidente del Senato Piero Grasso, ex Procuratore nazionale antimafia ed ex capo della procura di Palermo, città dove ha fatto parte dell’ufficio istruzione nel maxi processo, originario di Sciacca in provincia di Agrigento. Grasso tra i temi toccati ha parlato di antimafia e soprattutto di mafia, ripetendo in aula le parole di Rosaria Costa, moglie di Vito Schifani, poliziotto della scorta di Giovanni Falcone e chiedendo una commissione parlamentare su tutte le stragi ancora irrisolte sul fronte investigativo e della ricostruzione della verità storica e processuale. In circostanze diverse e con reazioni diverse, le parole di rosaria Schifani, pronunciate da Grasso al Senato, allora come oggi hanno aperto uno squarcio nelle coscienze dell’uditorio, hanno fatto breccia.

«chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso – ha detto Grasso nel silenzio totale del Senato – Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, però, se avete il coraggio… di cambiare…ma loro non cambiano, loro non vogliono cambiare”.

Grasso a CaltanissettaParole come pietre pronunciate nell’aula del Senato. Parole dirette non a caso. Se Grasso ha voluto leggere quel passaggio del discorso pronunciato ai funerali di Vito Schifani, lo ha fatto per lanciare un messaggio preciso su quella che sarà la sua mission istituzionale. Un messaggio per certi versi simile a quello lanciato dal Procuratore Roberto Scarpinato alle commemorazioni per via D’Amelio con la sua lettera a Paolo Borsellino dove richiamava le parole del giudice dicendosi imbarazzato per le perosne in prima fila alle commemorazioni che in buona sostanza “puzzavano di compromesso morale” con la mafia. Lo stesso ha detto oggi il neo presidente del Senato a quei colleghi senatori, ai parlamentari in generale e a tutti coloro in generale che sono nella mafia, uomini di Cosa Nostra, combinati, punciuti, avvicinati, esterni ma contigui. Le parole di Grasso ricordano anche il Pier Paolo Pasolini che diceva “io so, non ho le prove ma sono un intellettuale e io so”. Con la differenza che Pasolini disse quelle frasi perchè non era era un magistrato o un poliziotto. Viceversa Grasso ha voluto pronunciare quelle frasi per segnalare che non è più un magistrato, ma fara il presidente del Senato come un magistrato fin quando non sarà fatta giustizia. L’altra differenza è nella reazione. Se alle parole di Scarpinato sono seguite polemiche e tentativi di trasferimento e a Pasolini sappiamo come è finita, A Grasso l’aula ha tributato un applauso per la maggior parte dei ocmponenti sincero, per una minima parte forse di circostanza. Quella stessa parte collusa presa in contropiede, questa volta non ha avuto il tempo e il modo di aprire una polemica per delegittimare chi dice parole chiare contro la mafia.

L’ex Procuratore antimafia oggi presidente del Senato, ha poi richiamato alla memoria Teresa Mattei, ultima componente della costituente, al tempo la più giovane, deceduta. Altro riferimento alla memoria di Aldo Moro, ricordando i 150 mila di Firenze che con Libera hanno manifestato contro la mafia e quest’anno per la prima volta contro il terrorismo, citando tra le vittime proprio lo statista Aldo Moro.

 

 

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