Giustizia, Lia Sava nominata procuratore generale a Palermo. Prima donna a ricoprire l’incarico

Lia Sava, 58 anni, e’ stata nominata con voto unanime del Csm procuratore generale di Palermo. Si tratta della prima donna a ricoprire questo incarico. Attualmente procuratore generale di Caltanissetta, Sava ha svolto la sua carriera tra Bari, sua città di origine, e Palermo dove ha fatto parte della direzione distrettuale antimafia sin dai tempi del procuratore Gian Carlo Caselli.

“Sono molto onorata per questa nomina, conosco bene la Sicilia, avendo lavorato per 15 anni alla Procura di Palermo e per altri 5 anni a CALTANISSETTA, come aggiunto. Conosco questa terra e la sento come se fosse la mia terra e sono per questo particolarmente onorata di prendere il posto di Roberto Scarpinato. Metterò in questo incarico il massimo impegno, con senso di responsabilità e studio serrato delle carte. Ho chiuso il processo Borsellino quarter, in appello, Capaci in appello, ho incontrato collaboratori di giustizia tra Palermo e Gela. Sono consapevole della delicatezza dell’impegno che assumo”. Lo ha detto a LaPresse la nuova procuratrice generale di Palermo, Lia Sava, pugliese, 58 anni. Su di lei è ricaduta la scelta del plenum del Csm che l’ha nominata ieri pomeriggio. È la prima donna ad assumere il ruolo di procuratrice generale del capoluogo siciliano. “Credo che la Sicilia sia una terra meravigliosa – prosegue – sia dal punto di vista delle intelligenze che dal punto di vista delle tante capacità di resistere ai colpi della sorte, ma anche ai colpi della criminalità organizzata. È una terra che ha saputo reagire e provare a sverminarsi, quando è stato necessario. Soltanto che, accanto a quelli che hanno un’intelligenza votata al bene, vi sono coloro che hanno un’intelligenza votata al male e questo crea delle insidie, che bisogna con altrettanta intelligenza e determinazione contrastare. Bisogna uscire da questa ambiguità, bisogna cercare di concentrarsi sempre votando al bene l’intelligenza. Quando si dice che la Sicilia è terra di mafia, la Campania terra di camorra, Calabria terra di ‘ndrangheta, è limitativo. Le indagini fatte in questi anni ci dimostrano che la criminalità è inserita in altri contesti e lo sforzo di fare funzionare le intelligenze votate al bene deve essere uno sforzo fatto per concentrare le migliori intelligenze italiane verso uno slancio etico”, conclude Sava.

Commenta su Facebook