Giustizia. Csm diviso in commissione incarichi su nuovo Procuratore Generale di Palermo. In corsa il PG nisseno Scarpinato

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Il procuratore generale Roberto ScarpinatoLa corsa per la procura generale di Palermo, potrebbe cambiare l’organigramma anche della procura generale e della Dda di Caltanissetta. La Commissione incarichi del Csm, votando all’unanimità Ignazio De Francisci all’avvocatura generale dello Stato, si è divisa per tre voti a due, sulla nomina del nuovo Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Palermo. A contendersi la poltrona l’attuale capo della Dda, Francesco Messineo e il Procuratore generale di Caltanissetta, Roberto Scarpinato. Sulla scelta adesso si dovrà pronunciare, in modo decisivo, il plenum del Csm. In entrambi i casi, come conseguenza, ci potrebbero essere movimenti a Caltanissetta. Alla guida della DDA di Palermo viene indicato dai rumors l’attuale Procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, ma al contempo non è detto che per Scarpinato non arrivino i voti della maggioranza in sede di Plenum, dove le correnti non sempre rispecchiano fedelmente la mappa delle rappresentanze in commissione. Di certo una parte degli obbiettivi della “gestione Lari” nella Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, sono stati raggiunti. Fin dal suo insediamento nel 2008, il Procuratore Capo ha destinato le migliori forze investigative sul nuovo filone delle indagini sulle Stragi. Prima via D’Amelio e poi Capaci, arrivando alla scarcerazione di innocenti in cella (su tutti l’incensurato Gaetano Murana, letteralmente liberato da un incubo durato 16 anni) e di mandanti ancora a volto coperto, adesso indagati per il reato di strage con finalità terroristiche, come i boss palermitani Graviano e Madonia, anche grazie ad un’incessante lavoro investigativo e alla gestione impeccabile del pentito Gaspare Spatuzza. A questi risultati si affianca un’incessante e martellante azione antimafia sul territorio, in realtà tanto diverse quanto a geografica mafiosa, nonostante ricadenti sullo stesso distretto; dal capoluogo a Gela, da Mazzarino a Mussomeli, da Campofranco a Milena, Mazzarino e Vallelunga, da Riesi a San Cataldo dove è stato decimato addirittura un nuovo mandamento sul nascere, da Enna a Pietraperzia e Aidone, con arresti in continuazione di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Dia. Non è comunque detto che Lari ritenga concluso il suo compito a Caltanissetta. Nuove indagini, a partire dalle novità su Capaci, definite “meno dirompenti di quanto avvenuto per via D’Amelio”, al fallito attentato contro Falcone all’Addaura, la ricostituzione delle cosche gelesi e la colonizzazione del nord Italia con insospettabili, le indagini sui colletti bianchi. Sono tutti obiettivi ancora sensibili dell’attuale guida della DDA, Sergio Lari, dei suoi aggiunti e sostituti. Il fatto che “rumors” insistenti diano Lari alla guida della Dda di Palermo, nel caso in cui Messineo dovesse andare alla Procura Generale, sono dettati dal sentimento diffuso che la naturale prosecuzione dell’operato del magistrato sia quella Palermo per cui i predecessori, Borsellino e Falcone ai quali Lari ha tentato di restituire giustizia, avevano dato la propria vita. E con le sue indagini il Capo della Procura nissena ha certamente scardinato equilibri importanti. Senza mai sforare nelle congetture o ancor peggio nelle ricostruzioni “di sistema” o di “scenario”, è ovvio che le indagini della Procura nissena su via D’Amelio, abbiamo comunque aperto un dibattito, semmai un pò troppo oscurato da un sensazionalismo fuori luogo, visto che parliamo delle stragi di 20 anni fa per le quali ancora si cerca la “vera verità”. In altre parole al lavoro dei magistrati deve seguire una profonda riflessione nella società civile, nei corpi intermedi e anche nelle istituzioni pubbliche. Una riflessione critica e positiva al contempo, che probabilmente anche chi ha indagato e chi lo ha sostenuto, auspica da tempo. Un’impostazione, quest’ultima, simile a quanto espresso più volte dall’attuale Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Caltanissetta, Roberto Scarpinato. Il magistrato antimafia che più di tutti, da Aggiunto alla DDA di Palermo, ha indagato sul perverso quanto inestricabile intreccio tra mafia e affari, tra colletti bianchi e avvicinati, tra imprese mafiose e imprese condizionate dalla mafia. La sua eventuale nomina a Palermo, lascerebbe scoperto il posto nel Distretto di Caltanissetta dove svolge attualmente lo stesso incarico.

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