Giovedì la giornata mondiale del Malato. Due celebrazioni della Diocesi a Caltanissetta e Mussomeli

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La Giornata Mondiale del Malato, giovedì 11 febbraio, memoria della Madonna di Lourdes, sarà celebrata con una Santa Messa presieduta da Monsignor Giuseppe La Placa, Vicario Generale della Diocesi, nella chiesa di S. Croce alla Badia, alle ore 17,30, e presso l’Ospedale di Mussomeli, presieduta dal Cappellano don Liborio Franzù. Le celebrazioni si svolgeranno nel rispetto delle norme sul distanziamento e di precauzione anticovid.

La celebrazione presieduta dal Vicario Generale, promossa dall’Ufficio Diocesano di Pastorale della Salute, diretto dal dott. Antonino Bosco, sarà trasmessa in diretta streaming sul canale youtube Diocesi di Caltanissetta e sulle pagine Facebook diocesane (Ufficio Comunicazioni Sociali Diocesi di Caltanissetta e L’Aurora web news).

A tutti gli ammalati e a coloro che se ne prendono cura il nostro Vescovo Mons. Mario Russotto ha indirizzato un video-messaggio che è visibile sui social diocesani.

Mai come quest’anno, nel pieno di una pandemia che ha colpito tutto il mondo, è giusto sentirsi uniti, come Chiesa e come comunità civile, nella cura e nella preghiera per tutte le sorelle e i fratelli ammalati.

“Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli (Mt 23,8). La relazione di fiducia alla base della cura dei malati” è il titolo del messaggio che il S. Padre Francesco ha indirizzato quest’anno alla cristianità, ancora una volta centrando sulla fraternità universale il modello delle relazioni che qualificano la condizione umana.

«Davanti alla condizione di bisogno del fratello e della sorella – si legge nel Messaggio – Gesù offre un modello di comportamento del tutto opposto all’ipocrisia. Propone di fermarsi, ascoltare, stabilire una relazione diretta e personale con l’altro, sentire empatia e commozione per lui o per lei, lasciarsi coinvolgere dalla sua sofferenza fino a farsene carico nel servizio (Lc 10,30-35).

L’esperienza della malattia ci fa sentire la nostra vulnerabilità e, nel contempo, il bisogno innato dell’altro. (…) La malattia ha sempre un volto, e non uno solo: ha il volto di ogni malato e malata, anche di quelli che si sentono ignorati, esclusi, vittime di ingiustizie sociali che negano loro diritti essenziali. L’attuale pandemia ha fatto emergere tante inadeguatezze dei sistemi sanitari e carenze nell’assistenza alle persone malate. Agli anziani, ai più deboli e vulnerabili non sempre è garantito l’accesso alle cure, e non sempre lo è in maniera equa.

Nello stesso tempo, la pandemia ha messo in risalto anche la dedizione e la generosità di operatori sanitari, volontari, lavoratori e lavoratrici, sacerdoti, religiosi e religiose, che con professionalità, abnegazione, senso di responsabilità e amore per il prossimo hanno aiutato, curato, confortato e servito tanti malati e i loro familiari.

Si tratta dunque di stabilire un patto tra i bisognosi di cura e coloro che li curano; un patto fondato sulla fiducia e il rispetto reciproci, sulla sincerità, sulla disponibilità, così da superare ogni barriera difensiva, mettere al centro la dignità del malato, tutelare la professionalità degli operatori sanitari e intrattenere un buon rapporto con le famiglie dei pazienti».

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