Giovane Italia (PDL), rompe il silenzio. "Partito allo sbando. Dopo le dimissioni neanche un commissario".

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Musumeci a CL“A quasi cinque settimane dalle consultazioni regionali siciliane che hanno avuto per il Popolo della Libertà siciliano un esito scadente, e palesemente disastroso nella nostra provincia, crediamo che non si possa più stare zitti e far finta di niente, anche alla luce delle recenti vicende politiche che dimostrano la totale miopia politica da parte dei vertici del partito”. E’ con queste parole affidate ad un comunicato che la Giovane Italia del PDL avvia la resa dei conti nel partito, rimasto privo di una guida dopo le dimissioni dell’ ex deputato Raimondo Torregrossa. “Riteniamo – afferma giovane Italia – che la causa di questo risultato sia la disorganizzata gestione del partito, sempre più chiuso e auto-referenziale. Giovane Italia chiede “come mai non si è ancora provveduto a nominare un commissario provinciale in sostituzione del dimissionario Torregrossa lasciando, seppur con poca differenza, il partito allo sbando e come mai il PDL nisseno è l’unico in Italia a non aver raccolto le firme per le primarie”. Noi le domande le abbiamo fatte. Adesso attendiamo le risposte”, prosegue la nota.

“Le defezioni che il Pdl ha subito in questi ultimi mesi crediamo la dicano lunga sulla scarsa capacità di ascolto dei vertici locali e sulla loro incapacità di carpire segnali inequivocabili, che non sarebbero sfuggiti nemmeno ai politici più sprovveduti. In un partito dove manca il dibattito interno, infatti, o dove i dirigenti stessi non vengono totalmente considerati, costretti come sono ad apprendere le decisioni e le linee dello stesso direttamente dagli organi di stampa, non possono essere biasimati coloro i quali sono fuggiti a gambe levate o si sono autosospesi”.

“Un partito come il PDL – prosegue la giovane Italia –  che vanta un movimento giovanile in provincia che gli altri partiti, da destra a sinistra, ci invidiano, ma che si è sempre guardato bene dal coinvolgere e valorizzare i giovani che ne fanno parte se non per mera convenienza (il caso Gela è emblematico) crediamo debba recitare un profondo mea culpa”.

“L’elenco degli errori è talmente lungo che ad elencarli tutti si rischierebbe di annoiare chiunque e per questi motivi ci asteniamo dal fare elenchi, ma vogliamo piuttosto porgere delle domande che speriamo troveranno una risposta a breve: Come mai non si è ancora provveduto a nominare un commissario provinciale in sostituzione del dimissionario Torregrossa lasciando, seppur con poca differenza, il partito allo sbando?”.

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