Giovane imprenditore di Santa Caterina assolto dall’accusa di riciclaggio

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Assolto con formula piena dall’accusa di riciclaggio Salvatore Lo Duca, imprenditore di 32 anni di Santa Caterina. Incredibile la vicenda di cui il giovane è stato inconsapevole protagonista. Tutto ha avuto inizio nel novembre 2008 quando il 32enne aveva avuto un incidente con la propria auto. Per la riparazione del mezzo si era proposto uno sfasciacarrozze il quale aveva detto al giovane impenditore che gli avrebbe fatto sistemare l’auto da un’officina di Palermo a metà prezzo. A fine febbraio del 2009 il 32enne veniva contattato dall’uomo che gli aveva proposto l’affare. Quest’ultimo gli dava appuntamento sempre a Palermo, in via Oreto, per la consegna dell’auto. Quest’ultima, una Fiat Punto, si presentava identica alla sua vera auto, targhe comprese. Una volta consegnati i soldi il giovane si era messo a bordo del mezzo per fare ritorno a Santa Caterina. Nel corso del tragitto era arrivato però il primo segnale che qualcosa stava andando storto. Il giovane infatti veniva fermato una prima volta dalla Polizia Stradale che una volta controllati i documenti lo lasciava andare. Fatti diversi chilometri un altra pattuglia lo aveva fermato. Anche questa volta al giovane, che era stato fatto scendere dall’auto, erano stati chiesti i documenti. Finito il controllo il 32enne si era rimesso in cammino convinto che si era trattata soltanto di una coincidenza. Ma iuna volta giunto in paese il giovane si è imbattuto nei carabinieri che hanno sequestrato l’auto al giovane denunciandolo per riciclaggio. Accusa che oggi è caduta. Il giovane infatti ieri mattina è stato assolto con formula piena dal tribunale seconda sezione collegiale  di Palermo, presidente il giudice Giaimo. La richiesta di assoluzione era arrivata anche dal Pm. Insieme al suo avvocato, Giuseppe Speranza, del foro di Caltanissetta, è riuscito a dimostrare di essere completamente all’oscuro del fatto che quell’auto fosse stata rubata. Tant’è che nonostante era già stato fermato da una prima pattuglia della Polstrada aveva ripreso tranquillamente la strada verso casa e così anche la seconda volta. In realtà della sua auto era rimasta la sola targa anteriore e una placca riportante il numero di telaio. Il veicolo a bordo del quale stava viaggiando era un’auto rubata sulla quale era stato installato, dal  proprietario, un Gps. Questo il motivo per cui il segnale veniva seguito dalle forze dell’ordine.

 

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