Gela, tamponi per l’accesso in ospedale eseguiti dal personale dei reparti. La preoccupazione della Cgil

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“Siamo seriamente preoccupati in merito a quanto si sta verificando all’interno del presidio Ospedaliero di Gela. Nello specifico è stata inviata una nota a firma del direttore sanitario Ospedali Riuniti Area Sud -CL, dr. Luciano Fiorella, che contiene delle disposizioni in merito all’esecuzione dei tamponi per Covid-19 da effettuare prima delle attività programmate prevedendo che questi vengano effettuati dal personale medico o infermieristico dell’ Unità Operativa richiedente. Risulta abbastanza evidente che quanto stabilito avrebbe dovuto essere preventivamente concordato con i responsabili dell’Unità Operative interessate, soprattutto in merito alle procedure organizzative, invece, nulla di tutto questo si è verificato ”. Lo affermano in una nota il segretario generale della Cgil per la provincia di Caltanissetta, Ignazio Giudice e la segretaria generale della Funzione Pubblica, Rosanna Moncada.

“Non sono chiare le modalità dei tempi da impiegare e le procedure operative inerenti l’esecuzione stessa dei tamponi, ossia, dove andrebbero eseguiti e come (Dove e Come?). Procedure che, peraltro, come richiama la Procedura Generale aziendale del 12 marzo scorso, prevedono indicazioni specifiche al fine di garantire la tutela della salute del personale e il contenimento della diffusione dell’infezione da SARS-COVID 19”.

Per la Cgil indicare il personale di reparto come “esecutori dei tamponi”, “costringe gli stessi a spostamenti dalle aree di degenza, dove ci sono pazienti fragili già accertati negativi, ad aree ad alto potenziale rischio infettivo, esponendo il personale stesso, laddove non adeguatamente formato e protetto a rischi per la propria salute, causando così, potenzialmente, il mancato contenimento della diffusione dell’infezione. In aggiunta rileviamo che l’impiego di personale di reparto per le attività indicate crei difficoltà organizzative nelle unità operative di appartenenza, specialmente in questo periodo di ferie”.

Il sindacato ricorda che l’ azienda sanitaria, a seguito dell’emergenza COVID, ha proceduto all’assunzione di personale dedicato, ridistribuito all’interno delle varie Unità Operative, anche non direttamente interessate alla gestione dei pazienti COVID, che, alla luce di tale nota, non sembrerebbe direttamente utilizzato all’interno delle varie Unità Operative a cui è stato assegnato dai dirigenti responsabili.

“Si ha l’impressione – affermano Giudice e Moncada – di un utilizzo non adeguato e non finalizzato alle attività COVID per le quali questi lavoratori sono stati assunti, e soprattutto si ha il sentore che non si ha la concreta percezione della gravità dell’emergenza sanitaria in un territorio ancora fortemente a rischio che non può permettersi il lusso di scelte che ubbidiscono a logiche che poco hanno a che fare con la salvaguardia della salute. È fondamentale – prosegue la nota – che tutte le operazioni si svolgano nella massima sicurezza per tutti, ci riferiamo ad un territorio che copre il 40% dell’intera provincia”.

L’organizzazione del lavoro non è oggetto di contrattazione né di concertazione, “però non possiamo sottrarci all’obbligo di segnalare disfunzioni che cozzano palesemente, prima che con la funzionalità dei servizi, con il buon senso. Abbiamo ritenuto positiva l’organizzazione della risposta all’emergenza COVID a Caltanissetta, ma nel contempo, alla luce da quanto emerso nel Presidio Ospedaliero di Gela non la valutiamo adeguata, pertanto crediamo sia necessario avviare immediatamente un confronto con la direzione strategica al fine di offrire la massima garanzia ai lavoratori dell’ASP di Caltanissetta”.

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