Furti di bestiame, Pagano: “c’è la mano della criminalità”. Interrogazione al Viminale

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Interrogazione parlamentare sui “furti di bestiame” presentata al Ministro dell’Interno e al Ministro della Giustizia dal deputato nisseno Alessandro Pagano che in queste settimane ha incontrato un gruppo di allevatori che hanno esposto il problema.

“Il 21 settembre – spiega Pagano – si è liberamente riunito un nutrito gruppo spontaneo di allevatori di bestiame delle province di Palermo, Caltanissetta ed Enna, allo scopo di contrastare i numerosi furti organizzati di bestiame che da un paio di anni si verificano in Sicilia con sconcertante cadenza”.

“Le indagini delle Forze dell’ordine, sebbene condotte con serietà, non hanno sortito alcun effetto in quanto prive degli strumenti necessari alla lotta ad associazioni a delinquere, forse anche di stampo mafioso, alle quali potrebbe essere ricondotta questa tipologia di reato, stante la complessa organizzazione della filiera criminale”.

Secondo Pagano, infatti, “non si è mai tenuto nella adeguata considerazione il fatto che le attuali organizzazioni criminali non operano più soltanto con le modalità tipiche del pizzo e delle estorsioni, viste le reazioni delle popolazioni locali, bensì anche attraverso furti organizzati ai danni di allevamenti in zone periferiche della Sicilia che non possono godere del controllo capillare delle forze dell’ordine”.

“Tali tipologie di reati non hanno goduto dell’attenzione mediatica, in quanto in apparenza caratterizzate da bassi profili economici; pertanto, le vittime non hanno avuto risalto nei mass-media; ciò ha depresso ancor di più le vittime, mentre nel contempo ha generato un’idea di impunità tra i malviventi, ma anche tra le vittime”.

“Questa tesi, secondo la quale non ci si trova dinanzi a dei semplici furti di pochi capi di bestiame in zone sperdute della Sicilia, bensì ad operazioni criminali articolate, probabilmente condotte a livello interregionale e contraddistinte dalla presenza di mandanti, esecutori, basisti, trasportatori, macellatori, sono nelle convinzioni di tutte le vittime”.

Gli allevatori, a seguito dei ripetuti episodi di furto, versano in una condizione di forte preoccupazione, dal momento che tali condotte criminali sono causa di ingenti perdite, non solo in termini economici, ma anche in termini di rischio psico-fisico essendo gli stessi costretti a vigilare 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno i loro capi.

“Alla luce di questo quadro – prosegue Pagano nell’interrogazione – è impensabile che singole stazioni dei Carabinieri, pur serie e professionali, possano far fronte ad indagini complesse condotte nei confronti di organizzazioni agguerrite ed attrezzate”.

“Gli allevatori sono conseguentemente convinti che solo attraverso azioni ben strutturate a livello interprovinciale si possa sortire dei risultati positivi. Infatti, sulla base della loro esperienza e di quanto dagli stessi rappresentato all’interrogante”:

l’organizzazione criminale si avvarrebbe di camion-motrici che – si presume — non passano inosservati in zone caratterizzate dalla bassissima densità abitativa;

risulta impossibile, senza una opportuna autorizzazione del magistrato, poter intercettare le telefonate di determinate zone territoriali se non attraverso il controllo delle cosiddette “celle radio”; gli autori dei furti infatti verosimilmente si scambiano telefonate alla scopo di coordinare le loro attività criminali;

è impensabile che la macellazione possa avvenire se non in macelli abusivi ben organizzati;

trattasi di personale criminale molto esperto, atteso che la organizzazione e la gestione di tali attività criminali non possono riguardare lavori per persone «fuori mestiere», ma esperti del mestiere. Per 20/25 capi i ladri infatti devono essere almeno in sette, capaci di attraversare territori a bassissima densità abitativa, di notte e per parecchi chilometri a piedi fino al camion;

il camion per il trasporto si presume che possa essere scortato da almeno due auto, per controllare se esistono posti di blocco di forze dell’ordine lungo il tragitto. Tutta questa filiera delinquenziale potrebbe essere composta da almeno 15/20 persone, per arrivare nella sua articolazione più complessa anche a 40/50 persone;

a destinazione finale del furto si presume possa essere la Calabria, stante le caratteristiche morfologiche di quel territorio;

anche le comunità territoriali e i sindaci cominciano ad interrogarsi sulle soluzioni da adottare visto che tali reati stanno inevitabilmente creando cali occupazionali e cali di prodotto interno lordo –:

se i Ministri siano a conoscenza dei fatti descritti in premessa, quali circostanze e situazioni subìte e denunciate dagli allevatori;

come si intenda gestire quella che può tranquillamente essere considerata una emergenza interregionale, con pericolosi riflessi sulla tenuta sociale, sia in termini economici che di ordine pubblico;

se non ritenga urgente e necessario fornire alle forze dell’ordine i mezzi adeguati alla lotta delle vere e proprie associazioni a delinquere, non si sa se anche di stampo mafioso, presenti sul territorio siciliano e calabrese, riconsiderando i furti di bestiame come atti propri di una criminalità organizzata anziché come sporadici ed isolati furti di bestiame;

se ritenga urgente che le competenti autorità prefettizie convochino appositi comitati di sicurezza con lo specifico ordine del giorno riguardante le materie di cui alla presente interrogazione;

se il Governo non ritenga opportuno inoltrare le segnalazioni di cui alla presente interrogazione a tutte le strutture istituzionalmente competenti, attivando ogni strumento utile al contrasto di tali fattispecie delittuose, eventualmente valutando la sussistenza dei presupposti per un coinvolgimento della direzione investigativa antimafia, alla luce delle probabili connessioni con il crimine organizzato e dalla pervasività del fenomeno, che sembra destinato ad estendersi ed aggravarsi.

L’interrogazione è firmata dai deputati PAGANO, LAURICELLA, MINARDO, BOSCO e GAROFALO

 

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