Fratelli di Niscemi restano ai domiciliari, avvocato ricorre in Cassazione: “Nei loro confronti pregiudizi da parte dei giudici”

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Può un Giudice subordinare la rimessione in libertà dell’imputato ad una sua confessione? E’ proprio questo il quesito che l’Avv. Giuseppe Lipera, difensore di Giacomo Liberto e Salvatore Liberto, ha deciso di porre alla Corte Suprema di Cassazione, in occasione del ricorso presentato avverso l’ordinanza emessa dalla Corte d’Appello di Caltanissetta (Pres. Rel. Dott. Giuseppe Melisenda Giambertoni), in cui i Giudici nisseni, rigettando l’istanza di ricusazione presentata dal difensore, hanno dichiarato come una tale prerogativa rientri nell’alveo dei poteri del Giudice di merito.

Nello specifico la vicenda riguarda le vicissitudini di due fratelli, Giacomo e Salvatore Liberto, agricoltori di Niscemi, rispettivamente di 47 e 33 anni, ai quali da circa un anno è applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari perché accusati di essere responsabili del ritrovamento di due vecchie armi nell’azienda agricola ove gli stessi lavorano, sita in Contrada Bulala, vicino al comune di Gela.

E’ accaduto che in occasione di un’istanza presentata per autorizzare gli imputati a prestare attività lavorativa, il Tribunale di Gela (Pres. Dott.ssa Miriam D’Amore, Giudici a latere Dott.ssa Tiziana Landoni ed Ersilia Guzzetta), nel motivare l’ordinanza di rigetto, ha addotto come non fosse possibile concedere un tale beneficio in considerazione del fatto che “gli imputati hanno tenuto un comportamento processuale che non ha implicato alcuna ammissione“.

Gli imputati, che si sono sempre protestati innocenti, presentavano dunque, tramite il legale Avv. Giuseppe Lipera, formale istanza di ricusazione dei predetti Giudici, atteso che questi – secondo l’avvocato – avevano palesato di avere un forte pregiudizio nei confronti degli stessi. Tale istanza, come già anticipato, è stata rigettata dalla Corte d’Appello di Caltanissetta, secondo cui il riferimento alla confessione effettuato dal Tribunale di Gela “appare rientrare nell’alveo di un potere di valutazione del profilo cautelare che non è inibito al giudice del merito, e che, in concreto, non denota un trasmodare del giudizio nella indebita espressione di un pregiudizio“.

Ora la decisione finale spetterà agli Ermellini, i quali saranno chiamati a decidere se il comportamento dei Giudici di Gela è stato legittimo oppure no.

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