Focolaio al reparto di medicina, il segretario aziendale Nursind: “Sospettiamo che il virus sia arrivato da fuori”

864

Il virus al reparto di medicina dell’ospedale S.Elia dove sono risultate positive 16 persone tra medici, infermieri, oss e pazienti, potrebbe essere arrivato dall’esterno, da un visitatore. Per questo il Nursind chiede una stretta sugli accessi. “Non appena abbiamo avuto notizia dei positivi al reparto di medicina generale anche tra i colleghi infermieri ci siamo subito allarmati. Facendo le opportune indagini sembrerebbe che chi ha portato il virus all’interno sia un parente. Chiediamo di innalzare il divieto rigido di far entrare parenti nelle unità operative. La direzione ha subito provveduto ma ci sono ancora pazienti positivi all’interno dell’unità operativa che di fatto è chiusa” spiega a Radio CL1 Andrea Maira segretario aziendale del sindacato infermieristico Nursind.

Quella del sindacato è un’ipotesi e sarà molto difficile alla fine stabilire con certezza la causa scatenante del focolaio in reparto. Quel che è certo invece è che vige il divieto di visite agli ammalati per evitare il contagio. “Se un parente è entrato su disposizione di qualcuno, questi se ne assume la responsabilità. Siamo sottoposti periodicamente a tampone, io personalmente quasi settimanalmente e quindi sulla mia negavitivà sono abbastanza certo così come sono sicuro che i miei colleghi conducono una vita in famiglia senza andare in giro, mentre sugli esterni non possiamo garantire. E’ normale che ognuno voglia vedere il proprio papà e la propria mamma ma in questo momento non è possibile”.

Nei mesi della pandemia sono numerosi i sanitari che si sono ammalati di covid. Il Nursind non è in grado di fare una stima precisa ma potrebbero essere almeno un centinaio. “Un numero certo e preciso non lo abbiamo ma posso dire che un centinaio sicuramente. Abbiamo anche colleghi che se la sono vista brutta e ancora oggi un collega lotta tra la vita e la morte. Questo ci preoccupa – spiega Maira -, già nei mesi scorsi abbiamo assistito a diversi casi di infermieri che si sono positivizzati al covid e sono rimasti casa senza poter lavorare. Se mettiamo in conto la già grave carenza di personale infermieristico la nostra preoccupazione aumenta perché se si fermano gli infermieri non c’è chi sta a contatto con i pazienti. Io comprendo che l’azienda ha grosse difficoltà in questo momento a gestire i locali che sono quelli che sono, vorrei vedere i percorsi pulito e sporco in questo momento perché questa è la struttura che abbiamo e non possiamo cambiarla”.

Al S.Elia la carenza di infermieri in era pre covid era di circa 50 unità di personale. Con l’emergenza ne sono stati assunti 74 ma 64 nel frattempo sono andati in pensione nel corso del 2020. Il saldo è quindi positivo soltanto di dieci unità. “Dobbiamo dire che gli sforzi dell’Asp ci sono stati – ammette Maira – e si poteva fare di più se la Regione consentiva di aprire altri bandi. Lo ha fatto solo in parte e ad esempio nell’ultima selezione con capofila il policlinico di Messina, l’Asp non ha assunto nessuno, sono stati assunti solo pochissimi infermieri. Se ci guardiamo intorno oggi infermieri non ne troviamo perché lavorano già tutti in questo momento, è difficilissimo trovare infermieri liberi che non lavorano”.

Alle soglie della campagna vaccinale con l’incognita di una terza ondata della pandemia il sindacato degli infermieri chiede di aprire una nuova interlocuzione con i vertici. “Riteniamo che il dialogo sindacale sia una strada da percorrere. Il Governo si sta preparando per la vaccinazione e crediamo che i soggetti più esposti debbano vaccinarsi, sarebbe impensabile affrontare anche una terza ondata impreparati. Abbiamo venti posti in rianimazione ma se dobbiamo ricoverare venti pazienti non abbiamo il personale, lo dico a chiare lettere”.

I 20 posti letto di terapia intensiva ricavati nel nuovo blocco operatorio richiederebbero la presenza di 10 infermieri e 2 medici h24. “Numeri che non abbiamo nonostante la dotazione di infermieri sia stata portata a 27”.

Commenta su Facebook