Fiducia nel cambiamento, progresso e rapporti umani. Le tre lezioni di Michele Abbate nel ricordo del Partito Democratico

Come ricordare Michele Abbate? Esiste un legame tra la sua vicenda umana e politica e la Caltanissetta di oggi? Sono domande pericolose, perché il rischio di scivolare nelle banalizzazioni e nella retorica è grande.

Eppure, sono domande che vanno poste, perché farlo non significa soltanto ricordare un Sindaco che ha amato la sua città e che è stato amato dai suoi concittadini. Significa anche riflettere sul luogo in cui viviamo, su quanto è cambiato in questi ventitré anni e su quanto potrebbe ancora cambiare.

Il sette maggio del 1999 avevo otto anni, ma conservo nella mia memora alcune immagini di quella sera. Ricordo che alla notizia dell’omicidio molte persone – tra loro anche mio padre – uscirono di casa per attendere informazioni, per capire cosa fosse accaduto, per ritrovarsi insieme come comunità.

Allo stesso modo ho un vago ricordo dell’entusiasmo suscitato dalla sua elezione: Palazzo del Carmine in festa, pieno di persone e bandiere. Sono immagini rimaste impresse nella mente di un bambino, alle quali hanno fatto seguito i racconti, le letture, la memoria personale di tanti che lo hanno conosciuto e quella collettiva di una città che non lo ha dimenticato.

Di Michele Abbate si è detto molto e tanto potrebbe ancora essere raccontato: il medico di strada e di famiglia, l’uomo di lettere e di teatro, il primo Sindaco di centro-sinistra, l’uomo gentile e capace di dialogare con tutti. Un Sindaco sorridente ed in jeans, ma anche un amministratore competente e determinato, che in pochi mesi seppe esprimere chiaramente un’idea moderna ed innovativa di città.

Un racconto ricco ed al quale non posso aggiungere pezzi, ma dal quale posso tentare di trarre due piccoli insegnamenti validi anche per l’oggi e per la mia generazione.

Prima lezione: la politica non può mai ridursi a mero esercizio del potere, ma deve ricavare forza ed energia dal rapporto con le persone e con la loro concreta esperienza di vita.

È stato così per Michele Abbate, che ha tratto le ragioni del suo impegno politico e civile dal legame profondo che aveva intessuto con la sua comunità, ma anche dall’amore per la cultura e da quel sentimento di giustizia che si trova espresso nella citazione del Don Chisciotte scolpita sulla targa a lui dedicata.

Seconda lezione: il progresso non si misura solamente in termini economici, ma va realizzato promuovendo i diritti delle persone e difendendo la loro dignità.

Anche in questo caso l’esperienza amministrativa del Sindaco Abbate è ancora di insegnamento, perché il che Teatro che riapriva, uno spazio di aggregazione giovanile che veniva progettato recuperando l’ex macello ed il centro storico che tornava ad essere pensato come una Grande Piazza erano la testimonianza di un’idea di città fondata sulla cultura, sulla condivisione, sul senso di comunità.

Terza ed ultima lezione: senza fiducia nel cambiamento non c’è politica, o quanto meno non c’è politica progressista.

L’esperienza di Michele Abbate è stata animata da questa consapevolezza, resasi evidente nella grande quantità di progetti avviati in soli diciotto mesi di sindacatura. Il progetto di quel Sindaco era ambizioso perché non si limitava ad immaginare la semplice gestione dell’esistente, ma guardava in grande ed osava pensare una città diversa. Una città libera da consorterie e clientele, aperta al nuovo ed ai più deboli.

Una città umana, la stessa cui continuiamo ad aspirare anche in questi tempi disumani.

Ecco, sono queste le tre lezioni che ho cercato di imparare dall’esperienza di Michele Abbate e che ho voluto condividere con voi in questo giorno così importane. Un giorno da non dimenticare.

Carlo Vagginelli

Segretario Circolo PD Guido Faletra

Commenta su Facebook