“Fibrillazione atriale”. Tecniche di intervento e nuove terapie nel convegno organizzato dal cardiologo Salvatore Giglia.

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Un convegno sulla “fibrillazione atriale”, sulle tecniche chirurgiche che la riguardano e sulle nuove terapie da adottare, si è svolto, sabato 14 novembre, nell’aula Mons. Garsia presso il Cefpas di Caltanissetta.

Il cardiologo Salvatore Giglia
Il cardiologo Salvatore Giglia

Ideato, organizzato e coordinato dal cardiologo Salvatore Giglia, l’incontro, rivolto ai diversi comparti del settore medico, aveva l’obiettivo di analizzare e approfondire il problema della fibrillazione atriale, patologia che colpisce circa 120 mila nuovi soggetti ogni anno. Problema non da poco, dunque, per una patologia che può avere esiti diversissimi sia per la frequenza del fenomeno sia per le sue diverse tipologie. “La fibrillazione atriale – ci dice il dr Salvatore Giglia – è una patologia del ritmo cardiaco che si instaura a causa di alcuni fattori di rischio come lo scompenso cardiaco o l’ipertensione”.

Nella F.A. gli atri non si contraggono più correttamente e, quindi, non riescono a pompare il sangue che vi si trova, nei rispettivi ventricoli. Questo porta a un ristagno di sangue che può essere causa di formazione di pericolosissimi coaguli o trombi che possono andare ad occludere, parzialmente o totalmente un vaso sanguigno con le conseguenze facilmente intuibili.

Tanti gli specialisti in convegno che hanno trattato il problema dai diversi punti di vista, tutti importanti e tutti

da prendere in considerazione. Dopo i saluti del presidente dell’Ordine dei Medici, Giovanni D’Ippolito, hanno

Il prof. Gianfranco Sinagra
Il prof. Gianfranco Sinagra

preso la parola i relatori primo dei quali la d.ssa Paola Sanfilippo che ha parlato della problematica inerente la scelta della molecola più adatta nella terapia con i NAO (Nuovi Anticoagulanti Orali).

Sono stati toccati anche gli aspetti interventistici della malattia, a partire dall’ ablazione transcatetere della F.A. alla ablazione chirurgica in mininvasiva.

“Relazione tra F.A. e scompenso cardiaco”, è stato l’argomento trattato dal prof. Gianfranco Sinagra direttore del Dipartimento di  Cardiologia  all’Università di Trieste. “Lo scompenso cardiaco – ci dice il prof. Sinagra – rappresenta la via finale comune di molte malattie che si caratterizzano per l’incapacità del cuore a garantire una quantità di sangue coerente con le necessità dell’organismo”.

Intervista al dr Salvatore Giglia, organizzatore del convegno

“La F.A. si può risolvere chirurgicamente – ci dice il prof. Khalil Fattouch Responsabile dell’U.O. di chirurgia vascolare presso la clinica Villa Maria Eleonora di Palermo – in mini invasiva. La tecnica consiste nel praticare tre fori sul torace del paziente, oppure una piccola cicatrice  di due o tre centimetri, ottenendo un risultato uguale all’intervento chirurgico tradizionale”.

Intervista al prof. Gianfranco Sinagra, Università di Trieste

Interessante la relazione del dr Saverio Iacopino, elettrofisiologo all’Ospedale Maria Cecilia di Cotignola (RA) che ha parlato dell’ablazione della F.A. in “transcatetere”.

“L’intervento richiede un breve ricovero e viene eseguito in anestesia locale attraverso la tecnica di radiofrequenza (energia calda) o di crioablazione (energia fredda).  L’obiettivo – ci dice l’elettrofisiologo – è quello di isolare elettricamente le vene polmonari che sono all’origine della fibrillazione atriale”.

Intervista al cardiochirurgo Khalil Fattouch 

Il dr Saverio Iacopino
Il dr Saverio Iacopino

In pratica, la differenza tra la tecnica “transcatetere” e la tecnica chirurgica in “mini invasiva” adottata dal cardiochirurgo,consiste nel fatto che l’elettrofisiologo approccia la malattia dal di dentro del cuore mentre l’approccio del cardiochirurgo avviene dall’esterno, praticando dei fori sul torace.

Altro importantissimo argomento, quello trattato dal dr Antonio Rubino, cardiologo interventista all’Ospedale S.Elia di Caltanissetta che ha parlato dell’intervento di angioplastica nel soggetto infartuato che è anche portatore di fibrillazione atriale.

Intervista al dr Saverio Iacopino, elettrofisiologo

Il dr Carmelo Tonelli Responsabile della Cardiologia Osp. S. Elia
Il dr Carmelo Tonelli Responsabile della Cardiologia Osp. S. Elia di Caltanissetta

“La tecnica adottata – ci dice il dr Rubino – è quella dell’inserimento di sonde che arrivino fino alle arterie del cuore per consentire che vengano successivamente liberate dal coagulo che le occlude per via dell’infarto. La via oggi più accreditata è quella dell’approccio radiale e cioè dall’arteria del polso e non più dall’arteria femorale, come si è fatto per tanti anni. In pazienti con fibrillazione atriale, che sono particolarmente a rischio per le possibilità di sanguinamenti, questo approccio diventa assolutamente obbligatorio”.

 

 

Intervista alla d.ssa Paola Sanfilippo

Intervista al dr Antonio Rubino, cardiologo interventista osp. S. Elia di Caltanissetta

In pratica, i convegni medici, quali che siano gli argomenti trattati, consentono uno scambio di conoscenze, tra colleghi dello stesso settore ma anche di altri settori, che possono soltanto migliorare l’approccio del medico con i pazienti i quali, come ci dice il dr Salvatore Giglia, sanno di più, si tengono più informati e spesso sono da pungolo per noi medici per un rapporto più franco, più chiaro sulla patologia di cui il soggetto è portatore”.

Saluti finali e ritiro degli attestati di partecipazione hanno, come di consueto, concluso l’importante evento.

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Nota della Redazione:

a tutti coloro che volessero scaricare una o più foto pubblicate nell’articolo e/o nella fotogallery seguente, per farne uso pubblico, ricordiamo di citare la fonte “Radio Cl1″                                                                              

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