Festa della Repubblica, il discorso del prefetto di Caltanissetta: “Adoperarsi per l’interesse generale”

Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato dal prefetto Chiara Armenia durante la cerimonia della Festa della Repubblica.

Oggi è la festa della Repubblica, la festa di tutti noi, della Nazione, della Comunità nissena che deve e può oggi guardare con speranza al futuro. La pandemia, con tutte le sue nefaste conseguenze, appare più lontana e possiamo oggi dirci più ottimisti.

Ritengo e ne sono fermamente convinta che l’attaccamento che abbiamo ai principi ed ai valori della nostra Democrazia, della nostra Costituzione, non dovrebbe mai porre in secondo piano la ricchezza di contenuti che ci rende disponibile il concetto di Repubblica.

Pensare alla Repubblica vuol dire occuparsi del bene comune sugli interessi particolari. Questa è una visione ontologica del concetto di Repubblica che nasce e vive sotto l’egida dei valori costituzionali i quali rappresentano l’essenza del nostro sentirci cittadini liberi e consapevoli dei nostri diritti ma anche dei nostri doveri.

Siamo noi che con il nostro comportamento, il nostro impegno e il nostro esempio costruiamo le fondamenta del futuro. È un dovere che abbiamo verso i nostri giovani che, oggi più che mai, dobbiamo sostenere ed accompagnare sulle basi solide e sempre più attuali che si esprimono appieno nella nostra grande e unica Costituzione.

Il concetto di STATO democratico pone a suo fondamento il rispetto della legalità.

È la legalità che ci rende liberi e ci permette di alimentare la nostra democrazia.

Rispetto della legalità senza se e senza ma. A tal riguardo, il nostro Presidente della Repubblica ha dichiarato che “la corruzione può essere combattuta soltanto attraverso il convinto coinvolgimento etico e culturale di ciascuno nella società, diretto ad affermare, senza esitazioni o timidezze, il primato della legalità, non essendo esaustiva la repressione penale”.

La Repubblica appartiene a tutti, per cui è necessario averne cura: adoperarsi per l’interesse generale, per il bene comune.

Il Presidente Sergio Mattarella ci ricorda che “la nostra Repubblica […] intende essere una forma di Stato inclusiva, nella quale nessun cittadino si senta abbandonato”. Fondata su due valori: “La libertà che ha alimentato il nostro progresso civile e […] l’unità che non può essere astratta, lontana, retorica, invocata con l’uso pretestuoso della categoria del nemico e deve, invece, irrobustirsi, saper superare le fragilità esistenti, rafforzando la coesione sociale”.

Pertanto, alla domanda che probabilmente molti di noi oggi si pongono: Come superare le tante fragilità emerse drammaticamente con l’epidemia da Covid-19, fragilità sanitarie, produttive, economiche sociali, di un’organizzazione generale della vita comune messa in subbuglio da un nemico tanto invisibile quanto insidioso e micidiale? La risposta è: con la libertà e l’unità.

Con la libertà, equilibrato mix di responsabilità e spirito di iniziativa, disciplina e volontà, e con l’unità che ha oggi più che mai bisogno di “irrobustirsi” con la solidarietà, la fratellanza e quella coesione sociale, minacciata dalla crisi economica.

La consapevolezza che la crescita del Paese passa sempre attraverso il rispetto dei diritti e dei doveri che la Costituzione riconosce a tutti e attraverso il rispetto di quel principio di solidarietà che vale non solo nei rapporti tra le persone ma anche per le istituzioni pubbliche, deve essere nelle nostre coscienze e nell’azione quotidiana di ciascuno; di coloro che ricoprono cariche politiche o adempiono a funzioni pubbliche ma anche di coloro che esercitano attività professionali o d’impresa.

Diceva Calamandrei che “la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dento l’impegno, lo spirito, la volontà di mantener queste promesse, la propria responsabilità…”.

Già in più occasioni ho dato atto ai Sindaci, all’ordine giudiziario e alle Forze di Polizia (cui va il mio riconoscimento per avere portato a compimento, nel corso di questi mesi, ulteriori importanti operazioni) del clima di leale collaborazione che si respira nella quotidianità del nostro lavoro.

Approccio collaborativo che ho ricevuto anche dalle organizzazioni sindacali che in diverse occasioni hanno mostrato grande disponibilità ad un dialogo sereno e costruttivo, nella consapevolezza che il fine ultimo è quello di trovare soluzioni nell’interesse precipuo della Comunità locale.

Questo spirito di fattiva collaborazione, consente a tutti di adempiere ai propri compiti nel rispetto delle prerogative proprie ma sicuri di lavorare per l’interesse generale in un momento storico come quello che viviamo che rimane caratterizzato da difficoltà economiche e da forte necessità di risposte ai bisogni di una larga fascia di popolazione debole. La speranza è di ripartire al più presto. E le premesse sembrano essere concrete.

Con l’impegno di accompagnare il percorso di ciascuno, sia pur nella posizione di terzietà che la mia funzione impone, verso i migliori e più ambiziosi traguardi, e di continuare a promuovere un percorso di rinnovata unità, esprimo l’auspicio di una ripresa nella vita economica, sociale e culturale di questa laboriosa Comunità.

Rivolgo, infine, un caro saluto ed un ringraziamento a tutte le autorità civili, militari e religiose per essere intervenuti alla Festa della Repubblica.

Viva l’Italia, Viva la Costituzione, Viva la Festa della Repubblica.

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