Felicia Impastato, stasera su Rai1 il film sulla mamma di Peppino e la sua storia di fierezza e coraggio

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“Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”. In queste parole di Paolo Borsellino, pronunciate oltre vent’anni fa, vi è l’essenza di un messaggio che va oltre la semplice memoria delle commemorazioni, ormai prossime, per ricordare la strage di Capaci nella quale persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.
La Rai, nonostante il coronavirus, vuole rispondere “presente” con una vera e propria maratona che non si celebrerà solo il 23 maggio e che vedrà l’esecuzione di uno speciale palinsesto di film e programmi dedicati all’attentato e ai tanti altri attentati di mafia che hanno macchiato la storia d’Italia. Tra questi oggi, venerdì 22 maggio alle 21.25, verrà riproposto il film “Felicia Impastato” (regista Gianfranco Albano), che andrà in onda in prima serata su Rai 1, basato sulla storia della madre del giornalista e attivista ucciso a Cinisi il 9 maggio del 1978.
Un film elegante e commovente ma anche di denuncia, che racconta ai telespettatori la storia di Peppino Impastato e della sua rivoluzione culturale, con un’interpretazione magistrale dell’attrice Lunetta Savino nei panni della protagonista.

Ne abbiamo parlato con Enza Pirrera Corsini giornalista che vive e opera a Milano ma che a Caltanissetta è una voce conosciuta con la rubrica “Suppergiù” su radio CL1.

“Ne parlo volentieri perché la storia di Felicia Bartolotta morta nel 2004 è veramente importante. Lei è sopravvissuta fino all’ergastolo di Badalementi dopo anni di lotta per fare condannare il mandante dell’omicidio del figlio Peppino Impastato. Giornalista e vero combattente solo con la diffusione della corretta informazione in tempi bui di addestramento dei giovani mandati al macello in nome delle Brigate Rosse. Peppino forse capì e con saggezza e lungimiranza tornò ad agire nei suoi posti a Cinisi e Terrasini. Radio Cl1 iniziò a trasmettere nel ‘76 e radio Aut nel ‘77. La sede era vicino a Cinisi dove Peppino abitava a 100 passi da Badalementi che lui chiamava Tano seduto”.

Cominciò a diffondere la cultura della ribellione al potere mafioso pur essendo facilmente accusabile di venire pure lui da una famiglia mafiosa. “Ma la madre Felicia aveva cresciuto i due figli a pane onestà, pazienza amore e coraggio”.

Peppino Impastato si era candidato alle elezioni comunali, lo uccisero in modo subdolo per cancellare la sua memoria, facendolo saltare sui binari della ferrovia come se fosse un bombarolo suicida.

“La madre, il fratello Giovanni e gli amici non lo permisero. Lei si rifiutò per 24 anni di accettare la versione dello Stato, quella dell’attentato terroristico, pretendendo verità. Felicia, con il suo orgoglio e la sua fierezza, il suo onore di donna siciliana che né si spezza, né si piega, che crede cocciutamente che dovrà venire il “giorno della verità”, busserà a tutte le porte della giustizia, da quella del giudice Gaetano Costa, a quella di Rocco Chinnici, a quella di Giovanni Falcone eAntonino Caponnetto, a quella di Gian Carlo Caselli e della sostituta procuratrice Franca Imbergamo (qui interpretata da Barbara Tabita). E nel 2002 Felicia prima donna della storia a essersi costituita sola parte civile. Otterrà giustizia con la condanna di un vero mostro, uno da dare i brividi a risentire le registrazioni delle dichiarazioni processuali. Peppino impastato però nel frattempo è diventato un simbolo potentissimo della ribellione, armata solo della cultura del pensiero libero e della forza della sua diffusione. Così come gli aveva insegnato sua madre capace di combattere sia la Mafia sia quella parte di Stato disonesta che si appropriò dei diari del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, e di Giovanni Falcone, e dell’agenda rossa di Paolo Borsellino. Documenti svaniti nel nulla durante l’agitazione delle prime indagini, proprio come accadde a quelli sequestrati in casa di Peppino Impastato”.

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